Tumore seno: scoperti i geni che predicono le metastasi

Pubblicato il: 5 Marzo 2019 alle ore 10:14 Aggiornato il: 5 Marzo 2019
Tumore seno metastasi

Lo studio tutto italiano apre a nuove strade per terapie sempre più precise e su misura per ogni paziente

La paura più grande, quella di sviluppare metastasi, le cellule maligne che si staccano dal tumore originario e si diffondono in altri organi, dove possono riprodursi e generare nuovi tumori. Ora un team dell’Istituto Europeo di Oncologia e dell’Università degli Studi di Milano, guidati da Pier Paolo Di Fiore e Salvatore Pece, ha scoperto una nuova firma molecolare, capace di predire il rischio individuale di sviluppare metastasi a distanza. Si tratta di geni molto presenti in alcuni tumori mammari.

Questa firma permetterà di rendere le terapie sempre più personalizzate. Si potrà adeguare le cure sul rischio effettivo della singola paziente di sviluppare metastasi nel tempo.

Il parere dei ricercatori

«Questa firma molecolare è lo strumento per la stima del rischio metastatico più affidabile per determinare la gravità della malattia, prevederne la prognosi, e di conseguenza scegliere il percorso terapeutico più adeguato». È questo il commento di Pier Paolo Di Fiore, direttore del Programma di Nuovi Diagnostici dell’Istituto Europeo di Oncologia e professore di Patologia Generale all’Università degli Studi di Milano.

«La nuova firma, composta da 20 geni – continua l’esperto – misura il grado di “staminalità” presente nel tumore primario. Questo dipende sia dal numero, sia dall’aggressività biologica delle cellule staminali del cancro. Si tratta di quelle cellule madri che sono all’origine dell’insorgenza della malattia tumorale. Si ritiene inoltre che siano responsabili della formazione di metastasi nel tempo, resistendo ai comuni trattamenti chemioterapici e ormonali».

«La firma molecolare staminale che abbiamo sviluppato – spiega Salvatore Pece, vice-direttore del Programma di Nuovi Diagnostici dell’Istituto Europeo di Oncologia e professore di Patologia Generale all’Università degli Studi di Milano – è in grado di misurare il rischio di metastasi in tumori mammari molto differenti tra loro, come nel caso dei tumori luminali e triplo-negativi».

FONTE:

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