Nel nostro corpo ci sono 9 parti che non usiamo più

Pubblicato il: 22 Gennaio 2019 alle ore 07:22 Aggiornato il: 24 Gennaio 2019

L'elenco non è nuovo, ma Dorsa Amir, antropologa evoluzionista del Boston College, ha il merito di aver codificato le parti del nostro organismo che non ci servono più. Ecco quali sono

Appendice

Se si gonfia e si infiamma, dando origine all’appendicite, sono dolori e bisogna correre subito in ospedale. L’appendice ileo-cecale (o appendice vermiforme), una sorta di tubicino lungo dai cinque ai nove centimetri, posto all’inizio dell’intestino crasso, in particolare nel cieco, è l’esempio più famoso di organo vestigiale. Rappresenta ciò che resta di un intestino cieco più sviluppato, che serviva ai nostri antenati per digerire bacche, frutti con bucce e semi, tuberi, radici, foglie, ricchi di lignina, cellulosa, pectine. Dato che il nostro menù è con il tempo cambiato, questo organo ha progressivamente perso la sua funzione. Secondo uno studio del 2018 condotto dall’Università di Midwestern, a Chicago, e pubblicato sulla rivista Comptes Rendus Palevol, l’appendice potrebbe adesso aiutare il sistema immunitario a combattere le infezioni.

Denti del giudizio

Spesso quando spuntano fanno male, danneggiano la dentatura e si è quindi costretti a toglierli. Sono i terzi molari, comunemente chiamati denti del giudizio, gli ultimi a crescere in ordine cronologico. Poiché i nostri antenati dovevano addentare e lacerare la carne, questi denti erano utili.

Nel corso dei secoli, però, a mano a mano che la nostra alimentazione è cambiata e sono stati introdotti cibi morbidi ed elaborati, i denti più grossi e robusti non sono più serviti. Nel contempo la mandibola, non più sollecitata da una lunga ed energica masticazione, è diventata sempre più piccola, così che lo spazio ridotto non consente l’eruzione dei terzi molari senza causare sovraffollamento dentale. In particolare, pare che solo il 5% degli adulti abbia il posto sufficiente affinché questi denti possano crescere in modo corretto. Non solo: attualmente circa il 35% della popolazione non li possiede e ciò suggerisce, in un’ottica evolutiva, che la specie umana sia destinata a perderli definitivamente.

Coccige

Di norma formato da quattro vertebre (a volte tre o cinque) saldate tra loro in un’unica struttura ossea posta all’estremità della colonna vertebrale, il coccige è ciò che resta della coda degli umani, scomparsa nel corso dell’Evoluzione. C’è un’ampia variabilità individuale per quanto riguarda la lunghezza di questa struttura che ha cambiato la sua originaria funzione. Oggi serve come blando sostegno agli organi pelvici e come punto di ancoraggio per i muscoli dell’ano.

Muscoli orripilatori

Nei mammiferi e negli uccelli, sono piccoli muscoli alla base dei follicoli piliferi, che, quando si contraggono, fanno rizzare il pelo o le piume (gli esperti lo chiamano riflesso pilomotore). Si forma così una sorta di cuscino d’aria con una duplice funzione: proteggere l’animale dal freddo o farlo sembrare più grosso e quindi più pericoloso agli occhi di un possibile predatore. Nell’uomo questi muscoli non hanno più tali funzioni: provocano, però, la pelle d’oca, un riflesso correlato alla sfera emotiva, che può esprimere (e segnalare agli altri) paura, piacere, rabbia. Anche i peli, che ricoprivano il corpo dei nostri antenati, sono diventati inutili, soprattutto quelli localizzati su gambe e braccia. Per questo risultano radi e, molto spesso, li eliminiamo con cerette e rasoi.

Tubercolo di Darwin

Intorno alla sesta settimana di gestazione, nella zona in cui si formerà il canale auricolare, si sviluppano nel feto sei protuberanze tondeggianti, destinate a fondersi tra loro per costituire l’orecchio esterno. In alcune persone (circa il 10%), il punto di unione tra il quarto e il quinto rigonfiamento si ispessisce e dà origine al tubercolo di Darwin, un nodulo di cartilagine sul bordo esterno del padiglione, che non ha alcuna funzione e può essere rimosso chirurgicamente per motivi estetici. Secondo numerosi ricercatori, tra cui Anthony Sclafani, esperto di chirurgia plastica e ricostruttiva all’ospedale di New York, «questa struttura è un residuo dell’articolazione. Permetteva ai nostri antenati di muovere e orientare le orecchie, in modo da percepire meglio i rumori e poter quindi fuggire o attaccare tempestivamente i nemici».

Plica della congiuntiva

Vicino alla caruncola lacrimale, la piccola escrescenza rosata nell’angolo interno dell’occhio nella quale drenano le lacrime, si trova la plica semilunare della congiuntiva, una piccola piega che sconfina leggermente sul bulbo oculare. È ciò che resta della terza palpebra, o membrana nittitante, ancora presente in uccelli, rettili, anfibi, pesci, ma anche nell’orso polare e nelle foche, che, grazie alla sua semi-trasparenza, serviva ai nostri progenitori per proteggere l’occhio dal sole senza impedire di vedere.

 

Organo vomeronasale

Chiamato anche organo di Jacobson, dal nome del medico danese che, nel 1811, pubblicò il primo studio sull’argomento, si tratta di una piccola struttura posta all’interno del naso, dietro alle narici, che serve a captare i feromoni, sostanze chimiche emesse per indicare la disponibilità all’accoppiamento. Un sistema sensoriale specifico presente nei mammiferi, ma anche in rettili e anfibi. «Nell’uomo questa struttura c’è, ma non è funzionante, perché non risulta collegata al cervello. Si tratta dunque di un retaggio evolutivo», spiega Michael Meredith, neuroscienziato alla Florida State University di Tallahassee.

Capezzoli maschili

Non servono a nulla, ma la loro comparsa avviene nel ventre materno, ancor prima che sia definito il sesso del nascituro. Diversi uomini però provano piacere dalla loro stimolazione.

Muscolo palmare lungo

Era un muscolo posto alla base della mano. Serviva per muoversi più agevolmente sugli alberi, ma ora il 14% della popolazione non ce l’ha neanche più.

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