Come si cura la cervicale?

Le contratture muscolari nell’area del collo fanno soffrire oltre metà della popolazione adulta. Tutti i rimedi che funzionano

Come mettere KO la cervicale

«Ahi! Che strazio!», esclami portando una mano alla nuca, mentre il viso si contorce in una smorfia di dolore. È la tanto temuta «cervicale», quella che gli esperti chiamano, con termine tecnico, cervicalgia, un dolore opprimente e costrittivo localizzato al collo, che in alcuni casi si può irradiare alle spalle (coinvolgendo il muscolo trapezio), alle braccia o alla testa. Le soluzioni? Ci sono. Di seguito le strategie per rimettersi in sesto nel più breve tempo possibile.

I benefici del calore

In genere, il calore è un toccasana per i dolori al collo. A volte basta immergersi nella vasca: un bagno caldo (a 36-37 gradi, protratto per non più di venti minuti) riduce le tensioni muscolari e allevia le dolenzie. È importante anche tenere la zona coperta: va benissimo la classica sciarpa di lana, meglio se preventivamente scaldata (è sufficiente lasciarla pochi minuti sul termosifone). Localmente, può giovare la boule dell’acqua calda, a patto di non utilizzare acqua bollente (meglio non superare i 35 gradi). Ok anche al termoforo, un apparecchio elettrico che genera calore, che va però usato per un periodo breve (non oltre i 20-25 minuti) e non alla massima temperatura. Infine, possono giovare pure alcuni dispositivi che si trovano in farmacia e in parafarmacia. Si tratta delle fasce autoriscaldanti, composte da celle contenenti ingredienti (ferro, carbone, sale, acqua) che sviluppano calore a contatto con l’ossigeno presente nell’aria. Vanno applicate sulla zona dolente per otto ore. Analogo funzionamento per i cerotti a calore terapeutico che, applicati sulla parte interessata, sviluppano calore per sei-otto ore e rilassano la muscolatura donando sollievo.

L’automassaggio

Assicurati di essere in un ambiente riscaldato e di avere le mani calde; agisci sulla parte dolente con una leggera pressione, senza premere, spingere o stringere energicamente e senza superare la soglia del dolore. La durata di ogni massaggio deve essere piuttosto breve (massimo 5-8 minuti), ma si può ripetere anche più volte al giorno. Il massaggio può anche essere effettuato con l’ausilio di alcuni dispositivi (per esempio, cuscini, rullimini-massager) che funzionano grazie a un’azione vibrante che distende la muscolatura e allevia il dolore. Alimentati a pile o a corrente, di solito dispongono di vari programmi di massaggio a diverse intensità. Il consiglio è quello di iniziare con l’intensità più bassa per poi eventualmente aumentarla gradualmente. Questi apparecchi non hanno controindicazioni e al bisogno si possono usare anche tutti i giorni.

I farmaci

In farmacia puoi trovare diversi rimedi per contrastare la cervicalgia. Fatti consigliare, però, dal medico o dal farmacista e attieniti scrupolosamente alle indicazioni del foglietto illustrativo.

⇒ Analgesici. Servono ad alleviare il dolore. Il più indicato è il paracetamolo, che in genere è ben tollerato. La dose consigliata è una compressa da 1000 milligrammi una o due volte al giorno da assumere per bocca. Non superare la dose massima giornaliera consentita, pena rischi per il fegato anche gravi. Con un avvertimento: l’alcol potenzia la tossicità di questo principio attivo.

⇒ Fans. Gli antinfiammatori non steroidei servono a contrastare, oltre al dolore, anche un’eventuale infiammazione. Fanno parte di questa categoria alcuni principi attivi, di cui i principali sono: ibuprofenenaproxene, diclofenac, ketoprofene, piroxicam, acido acetilsalicilico. Due le principali modalità di assunzione, locale e orale. I Fans locali sono disponibili in gel, in schiuma, sotto forma di cerotti. I vantaggi sono che il principio attivo si concentra prevalentemente nella zona interessata dal dolore, agendo proprio dove serve, e che si evitano problemi allo stomaco. L’effetto dura fino a 12 ore, perciò è necessario applicare i prodotti due volte al giorno, al mattino e alla sera, per un periodo che va dai quattro ai sette giorni. Gli antinfiammatori per via orale si possono assumere da una a quattro volte al giorno, in funzione del dosaggio e dell’intensità del dolore, sempre a stomaco pieno, quindi dopo pasti o spuntini, per evitare di danneggiare la mucosa gastrica. In alcuni casi, oltre alle classiche compresse o capsule da deglutire con un po’ di acqua, sono disponibili le versioni orosolubili (che si sciolgono in bocca).

⇒ Miorilassanti. Hanno la funzione di rilassare la muscolatura e di ridurre la contrattura. Le formulazioni in pomata (crema e schiuma) non sono soggette a prescrizione. Il prodotto va applicato due o tre volte al giorno. Se compaiono fenomeni di sensibilizzazione della pelle, come rossori e secchezza, è meglio sospendere l’utilizzo. Subito dopo aver steso la sostanza, non toccarti né occhi né bocca e lavati subito le mani.

La ginnastica giusta

Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, in caso di cervicalgia l’immobilità va evitata come la peste. Molto meglio continuare a svolgere le attività abituali, facendo anche un po’ di ginnastica per il collo, che, come fa notare Panella, «è progettato per muoversi, mentre la nostra quotidianità ci costringe, invece, nella maggior parte dei casi, a restare fermi in pose incongrue, nemiche della salute». Ecco perché darsi una mossa, abbandonando divano e telecomando, non può che rivelarsi benefico. Già, ma cosa fare? Le possibilità sono diverse, con esercizi da fare sia in palestra, con la supervisione di un esperto, sia a casa, una volta appresi i movimenti. Ci sono, tanto per cominciare, gli esercizi per il recupero della mobilità articolare, che hanno lo scopo di mobilizzare le vertebre cervicali e di sciogliere le tensioni accumulate durante la giornata. Vanno eseguiti senza l’ausilio di attrezzi e strumenti specifici, in maniera lenta e controllata, meglio se davanti a uno specchio, in modo da poter controllare la posizione assunta. In alternativa, si può puntare sugli esercizi di rinforzo muscolare, mirati al potenziamento, da fare a corpo libero o con l’aiuto di apposite fasce elastiche, strumenti semplici con diverse forze di trazione. O, ancora, ci si può dedicare allo stretching, un’attività che consiste nell’allungare le fibre muscolari e nel mobilizzare le articolazioni.

Le manipolazione efficaci

Altro non sono che i ben noti massaggi (gli esperti li chiamano anche terapia manuale), che in effetti garantiscono apprezzabili benefici in caso di cervicalgia. Varie le metodologie applicabili, ciò che conta è mettersi (letteralmente) nelle mani di professionisti esperti e preparati. Ecco i principali filoni.

⇒ Metodo Mulligan. Introdotta una ventina d’anni fa dal fisioterapista Brian Mulligan, questa metodica è mirata a ripristinare il giusto allineamento dell’articolazione. Durante le manipolazioni, il paziente deve restare in piedi o seduto e non deve avvertire dolore. Di solito sono necessarie 5-6 sedute, ma un miglioramento dei sintomi si ottiene già dopo la prima.

⇒ Concetto Orthopaedic Manual Therapy. Questo metodo, che si è sviluppato nel Nord Europa negli anni ’50, grazie all’opera di due terapisti norvegesi, Freddy Kaltenborn e Olaf Evjenth, punta alla mobilizzazione articolare e dei tessuti molli, applicando movimenti rotatori (intorno a un asse) e traslatori (rettilinei). A seconda dei casi, possono essere necessarie dalle quattro alle otto sedute.

⇒ Concetto Maitland. Ideato dal fisioterapista australiano Geoffrey Douglas Maitland negli anni ’60, questo modello tiene conto della persona a 360 gradi, considerando, oltre agli aspetti biologici, anche pensieri, emozioni, ambiente familiare e professionale. In concreto, il terapista effettua sul paziente una serie di movimenti passivi per analizzare cosa generi il disturbo, con l’obiettivo di mettere poi a punto la strategia terapeutica più efficace. Di solito sono consigliate circa una decina di sedute.

⇒ Approccio Sohier. Questo modello, introdotto dal fisioterapista francese Raymond Sohier tra gli anni 80 e 90, si basa sul concetto di armonia biomeccanica: occorre, cioè, agire con manovre di riallineamento delle vertebre al fine di ripristinare l’armonizzazione articolare. Le manipolazioni sono sempre indolori, progressive e di piccola intensità. A seconda dei casi, sono necessarie dalle cinque alle dieci sedute.

Le terapie strumentali

Si tratta di strategie terapeutiche messe in atto con l’ausilio di apparecchiature elettromedicali allo scopo di contrastare infiammazione e dolore. Di seguito alcuni degli interventi più efficaci nel caso di cervicalgia.

⇒ Magnetoterapia pulsata. Utilizza le onde elettromagnetiche a bassa frequenza e intensità, erogate tramite appositi apparecchi composti da un generatore e da un diffusore irradiante, una sorta di disco che va applicato sulla parte da trattare. Un ciclo è composto da una quindicina di sedute, della durata di circa 30 minuti ciascuna.

⇒ Laserterapia. È un trattamento eseguito con un laser a raggi infrarossi, che viene applicato sulla cute producendo un effetto antinfiammatorio e antidolorifico grazie alla vasodilatazione. L’intensità del laser è variabile e il paziente non avverte alcun dolore. Le applicazioni durano dai due ai sei minuti per punto. Sono consigliate otto sedute da circa 15 minuti l’una.

⇒ Tensterapia, dove tens sta per stimolazione elettrica neurale transcutanea. Si tratta di una tecnica elettroterapica che agisce a livello dei nervi periferici allo scopo di contrastare il dolore. In particolare, attraverso appositi elettrodi vengono applicate correnti alternate nella zona da trattare. A seconda del tipo di fastidio, vengono utilizzate onde di diversa frequenza e differente durata, durante le quali il paziente avverte solo un leggero formicolio. Sono consigliate circa dieci sedute della durata di 15 minuti ciascuna.

⇒ Tecarterapia, dove tecar sta per trasferimento energetico capacitivo e resistivo. In sostanza, questa metodica sfrutta un’apparecchiatura a radiofrequenza collegata a speciali elettrodi, che, a contatto con la pelle, attivano un movimento di cariche elettriche. Il tutto si traduce in una biostimolazione che incrementa i naturali processi riparativi e antinfiammatori, stimolando i tessuti «dall’interno» e agendo anche sugli strati più profondi. In genere, per un ciclo di cura sono necessarie dalle cinque alle dieci sedute, della durata media di 30 minuti ciascuna.

Dolore acuto, corri dal medico

«Quando i Fans comunemente usati per via orale o locale non bastano più, si può passare alle iniezioni intramuscolari o sottocutanee. In proposito, una delle molecole più utilizzate è l’indometacina, che vanta spiccati effetti antidolorifici e antinfiammatori», spiega Panella. In alternativa il medico potrà prescrivere steroidi (il cortisone, per capirsi), che sono gli antinfiammatori più potenti. Il trattamento deve essere protratto per circa 10-12 giorni, anche se il dolore dovesse risolversi prima, per evitare recrudescenze. L’uso oltre tale periodo è, però, sconsigliato per non incorrere in una sequela di effetti collaterali, tra cui gastrite, ulcera duodenale, alto tasso di zuccheri nel sangue (iperglicemia), acne. In abbinamento a questi farmaci, il medico può anche prescrivere dei miorilassanti da assumere, in questo caso, per bocca, sotto forma di compresse o capsule, oppure tramite iniezioni intramuscolari. «Tra le varie molecole, una delle più quotate è il dantrolene, che agisce bloccando nelle fibre muscolari il rilascio di calcio, un minerale fondamentale per la contrazione», prosegue Panella. «Altri validi composti sono il tiocolchicoside, una molecola semisintetica, e la tizanidina. Anche alcuni tranquillanti, come le benzodiazepine, tipo diazepam, lorazepam, clordiazepossido, oxazepam, possono essere utilizzati, a basse dosi, per “sciogliere” i muscoli contratti». Una volta passato il momento più acuto, si può procedere con programmi di ginnastica, manipolazioni, terapie strumentali per ripristinare il benessere nel lungo periodo.

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Pubblicato il: 3 Gennaio 2019 Aggiornato il: 3 Gennaio 2019
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