BPCO: una nuova terapia in un unico erogatore spray

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I trattamenti finora disponibili - seppur efficaci - presentano alcune limitazioni. Un'importante novità terapeutica potrebbe risolvere alcuni problemi e migliorare la qualità di vita del paziente

Dietro ai ricorrenti colpi di tosse e alla mancanza di respiro del fumatore spesso si nasconde la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), «una patologia cronica dell’apparato respiratorio, caratterizzata da un’infiammazione delle vie aeree che, a lungo andare, si trasforma anche in ostruzione, compromettendo la normale capacità di respirazione dell’individuo», spiega Antonio Spanevello, professore di malattie dell’apparato respiratorio all’Università degli Studi dell’Insubria. Clicca qui per avere un quadro più completo della malattia. Oggi, però, arriva in Italia una nuova terapia in grado di migliorare la qualità di vita del paziente e di tenere a bada la sintomatologia.

I limiti delle terapie attuali

«A oggi le principali classi farmacologiche impiegate per la cura di questa patologia sono i
broncodilatatori, che aumentano il calibro dei bronchi in modo da ampliare la quantità d’aria incamerata e rilassano i muscoli respiratori, e i corticosteroidi inalatori, che spengono l’infiammazione», ricorda Alberto Papi, professore ordinario di malattie dell’apparato respiratorio e direttore della clinica di malattie dell’apparato respiratorio
all’Università di Ferrara. «Attualmente con un unico dispositivo spray si possono assumere o un solo broncodilatatore a lunga durata d’azione (agenti antimuscarinici LAMA o beta2-agonisti LABA), o due broncodilatatori a lunga durata d’azione insieme (LAMA + LABA) o, ancora, un broncodilatatore a lunga durata d’azione associato a un corticosteroide inalatorio (solitamente LABA + ICS). Attualmente, in molti casi, però, la malattia viene individuata a un livello tale per cui il medico deve potenziare la terapia, prescrivendo un corticosteroide inalatorio e un broncodilatatore (LABA + ICS), somministrati con un erogatore, e un altro broncodilatatore (LAMA), assunto con un secondo dispositivo». Tuttavia, l’errore nell’utilizzo dello spray – si va dal dimenticarsi di togliere il tappo prima dello spruzzo al posizionamento sbagliato in bocca – e la pigrizia nell’adoperare più erogatori contribuiscono alla mancata aderenza alla terapia inalatoria, che ancora oggi rappresenta una problematica molto rilevante. «Rispetto all’assunzione di una semplice pastiglia, nella BPCO sono già di per sé richiesti uno sforzo e una preparazione ulteriori per via dell’inalatore che deve essere adoperato correttamente», ammette Papi. «Se poi i dispositivi prescritti sono due o tre, da utilizzare in diversi momenti della giornata, magari in politerapia per patologie concomitanti e senza trarne benefici immediati, è inevitabile che il paziente si demoralizzi e abbandoni il trattamento, con pesanti ripercussioni sul decorso della malattia».

Una nuova terapia

Una soluzione a questo problema potrebbe arrivare, però, da un’importante novità terapeutica: è stata recentemente approvata in Italia, infatti, la prima combinazione fissa extrafine di un corticosteroide inalatorio (beclometasone dipropionato) e di due broncodilatatori (formoterolo e glicopirronio) in un unico erogatore spray. «Questa innovativa associazione mette insieme, per la prima volta, uno steroide deputato alla disattivazione del processo infiammatorio in atto e due broncodilatatori, che agiscono sul calibro delle vie aeree, rilassano la muscolatura e impediscono la costrizione responsabile della dispnea», spiega il professore dell’Università di Ferrara. «La terapia basata su questo mix di farmaci è indicata sia per gli individui particolarmente sintomatici sia per quelli maggiormente soggetti a riacutizzazioni, con infiammazione e ostruzione da moderata a grave». Tre studi clinici condotti su questa triplice associazione e pubblicati sulla rivista The Lancet hanno dimostrato un’efficacia superiore nella riduzione dei disturbi, del deficit respiratorio e delle riacutizzazioni rispetto all’utilizzo di un solo broncodilatatore, della combinazione di un corticosteroide inalatorio con un broncodilatatore (ICS + LABA) o di
due broncodilatatori insieme (LAMA + LABA). «Oltre agli effetti benefici di questa terapia, portati alla luce da una serie di ricerche italiane, un altro importante vantaggio è certamente la formulazione extrafine, unica nel suo genere», aggiunge Papi. «I tre principi attivi, cioè, vengono erogati attraverso particelle inalatorie molto più piccole rispetto a quelle delle altre composizioni. Ciò consente una distribuzione omogenea dei farmaci, in grado di raggiungere anche le vie aeree periferiche che con le combinazioni precedenti venivano solo in parte trattate».

Chiara Caretoni

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Pubblicato il: 3 Gennaio 2019 Aggiornato il: 3 Gennaio 2019
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