Effetto caffè: basta pensarci per essere più svegli

Pubblicato il: 9 Aprile 2019 alle ore 00:37 Aggiornato il: 9 Aprile 2019
effetto caffè

Secondo i ricercatori dell'Università di Toronto, la reazione psicologica si innesca soprattutto tra chi vive nelle culture occidentali, dove il consumo di caffeina è alto

Le nostre aspettative nei confronti del caffè sono così alte che basta rivolgere un pensiero alla tazzina di espresso per far sì che la nostra mente diventi più vigile e attenta. Una sorta di effetto placebo individuato dai ricercatori dell’Università di Toronto, che hanno condotto quattro esperimenti separati coinvolgendo partecipanti provienti sia da culture occidentali che orientali.

Gli effetti psicologici

L’obiettivo degli studiosi, che hanno pubblicato la ricerca sulla rivista Consciousness and Cognition, era quello di confrontare gli effetti del pensiero relativo al caffè e al tè in persone di diverse origini e abitudini. La ricerca sulla caffeina, infatti, ha sempre messo sotto la lente d’ingrandimento le conseguenze a livello fisiologico. Meno studiati gli effetti psicologici.

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Effetto innesco

«Riteniamo che l’esposizione agli stimoli correlati al caffè aumenti l’eccitazione, anche in assenza di un’effettiva assunzione della caffeina» hanno dichiarato i ricercatori canadesi. Nei quattro esperimenti il pensiero dell’espresso ha infatti influenzato i comportamenti dei partecipanti, rendendoli più vigili e attenti: percepivano il tempo come più breve e pensavano in modo più concreto e preciso. Gli studiosi lo hanno definito un “effetto di innesco”.

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Più accentuato nella cultura occidentale

Tuttavia, questo effetto è stato molto forte solo tra le persone cresciute in culture occidentali, dove il consumo di caffeina è piuttosto alto (sai quanta ne assumi ogni giorno?). La stessa reazione non si è osservata tra gli orientali, meno esposti per tradizione e cultura al consumo di caffè. Nessun dato significativo, invece, è emerso riguardo al pensiero correlato al consumo di tè.

Le prossime ricerche

Secondo gli studiosi, le prossime ricerche su questo tema potrebbero riguardare le associazioni psicologiche che le persone fanno con altri prodotti di consumo, ad esempio alcolici e bevande energetiche.

Fonte: pubblicato su Consciousness and Cognition

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