Fobie: come nascono e quante ne esistono?

Dall'acrofobia alla cinofobia, scopri quali sono le 13 fobie più comuni tra gli adulti

Come si sviluppano le fobie

Come si innesca “il circuito della paura”? I nostri organi, quindi vista, udito, olfatto, ricevono dall’ambiente circostante informazioni che segnalano la presenza o la possibilità di un pericolo. Ad esempio, un serpente o qualcosa che gli assomiglia, come un tubo di gomma scuro. Le informazioni arrivano all’amigdala, una struttura a forma di mandorla sede delle emozioni e quindi anche della paura, che automaticamente invia l’allarme all’ippocampo e alla corteccia pre-frontale. Queste sue parti del cervello (che svolgono il ruolo di «controllori») decidono se e come intervenire, regolando le reazioni in base ai bisogni, alla situazione e al contesto. L’interpretazione emotiva precede, dunque, quella cognitiva-razionale, che interviene in un secondo momento.

Gli studi hanno dimostrato che nel cervello di chi soffre di fobie qualcosa si inceppa: l’amigdala diventa iper-reattiva e prende in mano il potere, innescando risposte esagerate anche di fronte a stimoli irrisori. In questa regione cerebrale aumenta l’irrorazione sanguigna a scapito delle zone corticali, mentre nei non fobici accade l’opposto. I ricercatori hanno notato anche che il sistema di allarme di chi è affetto da paure esagerate torna più lentamente e con maggiore difficoltà alla quiete.

Ecco quali sono le 13 fobie più comuni tra gli adulti.

Acrofobia

Al primo posto per diffusione si trova la paura delle altezze, che sia su una scala, su una seggiovia o su un balcone. Dal punto di vista simbolico, questa fobia può esprimere il timore di precipitare, di cadere, di fallire.

Ofidiofobia

Al secondo posto si colloca il folle timore dei serpenti, che fin dall’epoca preistorica costituivano un temibile pericolo per la sopravvivenza. Inconsciamente, poi, questo rettile strisciante può essere percepito come il simbolo del male, così come compare nella Bibbia e nell’immaginario religioso.

Glossofobia

In terza posizione c’è la paura di parlare in pubblico, il cosiddetto panico da microfono. Alla base si rintraccia il timore di esporsi al giudizio degli altri, soprattutto se percepiti come autorevoli (capo, colleghi esperti).

Aracnofobia

La paura dei ragni e più in generale il timore degli insetti (entomofobia), come scarafaggi o cavallette, si aggiudicano il quarto posto. Simbolicamente questa fobia può rappresentare il timore di qualcosa di sporco e impuro, portatore di malattie. Ma può anche indicare il tentativo di allontanare le parti del proprio sé ritenute negative.

Claustrofobia

È la paura degli spazi chiusi, come ascensori, metrò, tunnel, stanze piccole, persino porte girevoli o attrezzature per le diagnosi mediche come la Tac, a collocarsi alla quinta posizione. Chi ne soffre teme di non riuscire più a uscire da questi luoghi e di sentirsi soffocare. Dal punto di vista simbolico, questa fobia può evocare il desiderio di fuga da rapporti vissuti come soffocanti o pericolosi, ma anche la necessità di rinascere.

Musofobia

Sesto posto per il terrore davanti ai topi che, nelle forme più acute, si estende verso qualunque animale ricordi un ratto, dai criceti alle talpe. Tradizionalmente attribuita soprattutto alle donne, colpisce in realtà anche molti uomini. È associata a sporcizia e malattie, ma simbolicamente anche al disordine morale.

Belonefobia

Al settimo posto si trova l’eccessivo timore degli aghi, accostato al rischio di poter assumere sostanze che determinano una perdita di controllo. Ma può anche simboleggiare la paura della sessualità, vista come lacerazione dell’integrità e invasione dell’intimità.

Pteromeranofobia

Dietro questa parola difficile c’è la paura di volare, che si colloca all’ottavo posto della classifica. Un disagio che, dal punto di vista simbolico, ha a che fare con il timore di non avere punti di riferimento, ma anche di perdere il controllo, di lasciarsi andare.

Agorafobia

Chi ne soffre non tollera gli spazi aperti, come una piazza o una strada ampia in una grande città. Questa fobia, che si piazza alla nona posizione, rappresenta forse il timore di perdere i propri legami e punti di riferimento, ma anche dell’indeterminato, dell’ignoto, dell’infinito.

Coulrofobia

È il timore dei clown, al decimo posto. Si tratta di figure ambigue in cui il costume e il trucco tendono ad amplificare i tratti del viso, come il naso e la bocca, e alcune parti del corpo, come i piedi. Una caratteristica che può essere interpretata come deforme e mostruosa. Inoltre, il fatto che il travestimento celi l’identità può far scattare la paura dell’ignoto.

Nictofobia

Inaspettatamente, la classica paura del buio si aggiudica solo l’undicesimo posto. In assenza di luce anche un ambiente che si conosce bene può apparire estraneo e pieno di pericoli. Si accosta alla paura di ciò che non si conosce e non si può controllare.

Emofobia

Si colloca al penultimo posto della classifica il terrore del sangue, che fa scappare a gambe levate di fronte a un prelievo, una trasfusione, una ferita. Richiama simbolicamente la propria vulnerabilità, fino ad alludere alla morte.

Cinofobia

All’ultimo posto la paura dei cani, che può derivare da un’esperienza negativa vissuta nell’infanzia (ad esempio, essere stati aggrediti o morsi da questo animale), ma può anche rimandare al timore della propria aggressività repressa.

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