Tumore: i luoghi comuni più diffusi

Pubblicato il: 5 Febbraio 2018 alle ore 09:24 Aggiornato il: 5 Febbraio 2018

Alcune notizie false sul cancro continuano a circolare nonostante l'assenza di prove scientifiche. Facciamo chiarezza

Il bicarbonato di sodio cura il cancro

C’è chi pensa che bere o addirittura iniettarsi bicarbonato di sodio possa curare il cancro. Ovviamente non c’è alcuna prova scientifica. Anzi, può essere molto pericoloso. Colpisce gravemente i reni e la parete dello stomaco.

Lo zucchero fa venire il cancro

Mentre è noto che l’obesità possa aumentare il rischio di sviluppare alcuni tipi di tumore, il consumo di zucchero in sé no. Lo zucchero non fa crescere le cellule cancerogene come qualcuno pensa. Tutte le cellule, comprese quelle tumorali, dipendono dallo zucchero presente nel sangue per l’energia. Ma anche se dovesse arrivare più zucchero, questo non ne accelera la crescita. Tra l’altro è impossibile eliminare gli zuccheri dalla propria alimentazione.

La vitamina C cura il cancro

Esistono persino cliniche private che garantiscono cure con dosi da elefante di vitamina C che sarebbero capaci di curare il cancro. Non c’è alcuna prova scientifica, in più le dosi usate potrebbero essere molto nocive. È invece vero che fanno ben sperare i risultati di una ricerca americana su un nuovo approccio ancora sperimentale con l’acido ascorbico iniettato per via endovenosa. Servono nuovi studi per confermare i primi dati positivi.

Solo gli anziani hanno il cancro

Ci sono ancora persone che sono convinte che il tumore sia una malattia legata all’età. È vero che circa la metà dei casi di cancro colpisce le persone sopra i 70 anni. Questo avviene perché le cellule del nostro corpo vengono danneggiate dal tempo che passa e questi danni possono portare a sviluppare un tumore. Ma sono molti i giovani che si ammalano.

Gli squali non si ammalano

Questo mito risale agli anni Settanta. Alcuni ricercatori in Florida decisero di esporre degli squali ad alti livelli di un agente cancerogeno e questi non si ammalarono. Molti si sono quindi convinti che le loro cartilagini possano essere usate per combattere il tumore. Ovviamente non c’è alcuna prova scientifica. Tra l’altro recentemente è stata individuato un melanoma in un pescecane femmina.

Clisteri di caffè

I clisteri di caffè sono stati molto popolari per un po’ di tempo. Molti siti li pubblicizzavano sostenendo che fossero ideali per curare alcuni tipi di tumore. Al contrario, secondo il i clisteri di caffè sono legati a una serie di infezioni, disidratazione, costipazione e coliti.

È una malattia moderna

C’è l’idea che il cancro sia una malattia dei nostri tempi, ma è stato rinvenuto anche nelle mummie egizie.

I deodoranti provocano il cancro al seno

La possibilità che il cloruro di alluminio, il cloridrato di alluminio e i sali di zirconio, consentiti nei deodoranti fino a certe concentrazioni e utili nella riduzione di batteri e odore, siano causa di mutazioni specialmente a carico dei geni Brca-1 e 2 ne ha fatto dei pericolosi indiziati nell’aumento del rischio di questo tumore. Tra le sostanze considerate sospette sono finiti anche i parabeni.
Ma la pubblicazione di specifici studi su questi aspetti ha smentito qualsiasi ipotesi di correlazione. Il legame tra uso di deodoranti e cancro al seno è pari a zero. Non esiste un collegamento tra l’incidenza del tumore e la capacità di indurre mutazione o di favorire la proliferazione tumorale di molti di questi composti chimici.

La carne alla griglia è dannosa

Da tempo si parla della relazione tra carne grigliata e rischio di cancro. La cottura alla brace determina la conversione delle proteine della carne in amine-eterocicliche (Hca) e la formazione di idrocarburi policiclici aromatici (Pah) che rimangono nei fumi e possono contaminare la carne. Recenti studi hanno collegato il consumo di carne grigliata a un incremento del rischio di cancro del pancreas, mentre le Hca sono state associate a un significativo aumento del cancro del colondella prostata e dello stomaco. I problemi possono eventualmente insorgere con un consumo costante e continuativo. Il consiglio è di evitare di cuocere le verdure sulla stessa griglia usata per la carne e di associare al consumo di carne grigliata quello di verdure fresche, come carote e pomodori, che contengono sostanze antiossidanti in grado di neutralizzare le Hca.

La pillola è pericolosa

Le concentrazioni di ormoni possono influenzare lo sviluppo di certi tumori e questo ha indotto a domandarsi se anche la pillola anticoncezionale possa comportarsi nello stesso modo, dal momento che contiene sia estrogeni che progesterone. Alla luce dei dati scientifici, le donne che utilizzano la pillola possono stare tranquille. Secondo un’analisi comparativa di studi, già dopo un anno di utilizzo della pillola il rischio di cancro all’ovaio diminuisce e dopo cinque scende al 50%. Inoltre, le donne portatrici delle mutazioni in Brca1 o Brca2 (a rischio di cancro al seno e all’ovaio) che utilizzano la pillola riducono la probabilità di sviluppare cancro all’ovaio in maniera proporzionale al tempo di utilizzo del contraccettivo. Nello stesso modo, anche il rischio di cancro all’endometrio risulta ridotto.

L’aloe ha proprietà antitumorali

Affermare che l’aloe da sola possa prevenire o curare i tumori è molto pericoloso, oltre che profondamente sbagliato. Non ci sono studi che confermino l’utilizzo delle sostanze presenti nell’aloe come antitumorali nell’uomo. La fama di antitumorale dell’aloe vera nasce dalla testimonianza di un frate francescano, padre Romano Zago, che ne vantò le proprietà anticancro, dando il via a numerose ricerche scientifiche. Da allora le sostanze contenute nell’aloe sono state molto studiate, ma nessuna si è rivelata in grado di combattere il cancro. Anzi, meglio fare attenzione a capsule e sciroppi a base di aloe che possono dare effetti collaterali anche gravi.

La creatina provoca il cancro del testicolo

Le proprietà anabolizzanti della creatina hanno finito per attribuire effetti cancerogeni a questa molecola presente in tutte le cellule del corpo, specie in relazione al cancro del testicolo. Non esiste però a oggi alcuna certezza che l’utilizzo di creatina negli sportivi possa determinare un aumento di incidenza di tumore testicolare. Teoricamente, il rischio potrebbe derivare dalla facilitazione nella produzione di amine-eterocicliche, potenzialmente cancerogene per la vescica, ma studi recenti sollevano molti dubbi sull’associazione tra il consumo a dosi molto elevate o per lunghi periodi di creatina e amine-eterocicliche, sulla cui formazione verosimilmente intervengono altri fattori.

Il vaccino anti-HPV non riduce i rischi

L’Hpv (Human Papilloma Virus) è uno dei più comuni virus trasmessi sessualmente. Non vi sono dubbi sull’azione protettiva del vaccino nelle ragazzine che non hanno ancora avuto il primo rapporto.

Il Papilloma Virus è responsabile del tumore al collo dell’utero, ma recentemente si è scoperta anche un’associazione al tumore della vescica. In particolare sono i sottotipi 16 e 18 quelli associati a questo tipo di cancro, e oltretutto la loro presenza caratterizza le forme più aggressive. Al contrario, per quanto riguarda lo sviluppo del tumore alla prostata non emergono certezze, dal momento che gli studi condotti fino a oggi sono pochi e discordanti sui risultati.

Il telefonino fa venire il tumore al cervello

In più occasioni ci si è interrogati sugli effetti che i campi elettromagnetici a radiofrequenza (Rf-Emf) emessi dai telefoni cellulari hanno sulla salute. L’uso del cellulare fa dunque venire il cancro? Stando alla classificazione dell’Agenzia, un “possibile” cancerogeno non è “certo” né “probabile”. E poi va fatta un’altra considerazione. Al momento i tumori al cervello restano rari nonostante la massiccia diffusione dei cellulari in tutto il mondo. Servono studi a lungo termine per capire appunto le conseguenze dell’uso protratto negli anni. Nel frattempo la parola d’ordine è cautela, riducendo quanto più possibile i tempi di utilizzo del telefonino e ricorrendo agli auricolari.

L’olio di palma è cancerogeno

L’olio di palma è presente in un ampio ventaglio di prodotti da forno, nei gelati, nelle creme spalmabili e in alcuni cibi confezionati. Si tratta di un olio vegetale ma composto in gran parte da grassi saturi, quali acido stearico, laurico e palmitico. In grandi quantità, l’acido palmitico contribuisce alla formazione delle placche nelle arterie, favorendo il danno cardiovascolare. Si è ipotizzato che il suo consumo si associ all’incremento di sostanze infiammatorie circolanti nel sangue. È noto che uno stato di infiammazione favorisca lo sviluppo, oltre che di patologie cardiovascolari come l’aterosclerosi, anche di alcuni tumori. Ma ancora non ci sono evidenze scientifiche che correlino l’olio di palma al rischio oncologico.

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