Rewalk, il nuovo robot per paraplegici

Come funziona l'apparecchio che fa camminare chi è in sedia a rotelle

Focus di Franco Molteni (puoi chiedergli un consulto), primario del centro di riabilitazione Villa Beretta a Costa Masnaga (Lecco) dell’ospedale Valduce di Como.

In Italia ci sono oltre 100mila persone con paraplegia che trascorrono la loro vita in sedia a rotelle. La staticità della posizione può portare a problemi articolari o di pressione, a una precoce osteoporosi e a un’atrofia muscolare. Tornare in una stazione eretta e muovere gli arti permette di migliorare il quadro clinico e anche di produrre serotonina, ormone regolatore del sonno, del dolore e dalla felicità.

Il Rewalk, l’esoscheletro riabilitativo della Argo Technologies prodotto in Israele, permette di rimettere in piedi e far camminare alcuni paraplegici. Fino a dicembre 2012 lo hanno sperimentato 35 volontari in Italia (leggi l’esperienza di Simone Fanti, il giornalista di OK in carrozzina che ha partecipato al progetto con il Rewalk).

CHE COS’È. Il Rewalk è un esocheletro costituito da due gambe robotiche mosse da quattro motori elettrici per un peso complessivo che sfiora i 30 chili. Queste gambe vengono indossate dalla persona con paraplegia e strette con fasce. Un computer, nascosto nello zaino sulle spalle del paziente, insieme con la batteria che garantisce fino a otto ore di autonomia, gestisce i dati provenienti dai sensori applicati sull’apparecchio e sul corpo della persona per mantenerne l’equilibrio. Il Rewalk può essere comandato da un assistente con un telecomando o dalla persona che lo indossa: un movimento ritmico del busto indica al computer l’intenzione di procedere, un movimento indietro permette di fermarsi. Ne esistono due versioni: una (Rewalk-i) per la riabilitazione, una personalizzata (Rewalk-p) da fornire al paziente come ausilio dopo il periodo riabilitativo. Il costo del Rewalk-p è verosimilmente di 50mila euro e per ora non è inserito fra gli ausili passati dal Servizio sanitario nazionale.

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CHI PUÒ FARLO. Attualmente il Rewalk viene testato su persone con lesione mielica inferiore alla vertebra D4 (altezza minima 145 centimetri, massima 195), dopo un’attenta fase di esami che comprendono radiografie e Moc per verificare lo stato delle articolazioni e delle ossa, elettrocardiogramma per il sistema circolatorio e colloquio psicologico. Il contatto con lo psicologo è costante durante tutto il training.

LA PREPARAZIONE. Il training dura dalle 16 alle 20 lezioni. La prima serve a prendere le misure e regolare il Rewalk. Nelle successive quattro il paziente viene portato in piedi e riacquisisce il senso della posizione e dell’equilibrio mentre il suo sistema circolatorio si riabitua alla postura eretta. Dalla quinta lezione in poi si muovono i primi passi. L’obiettivo minimo nell’arco dei due mesi è di portare il paziente a fare 200 metri in autonomia. Il percorso è personale: chi ha una lesione bassa, dalla vertebra L1 in giù, statura medio-bassa e peso di circa 50 chili, può arrivare a fare le scale e una maratona di cinque chilometri. Al contrario, chi è altro oltre il metro e 80, pesa più di 80 chili e ha una lesione alta come D4 raggiungerà l’obiettivo di camminare, ma difficilmente andrà oltre.

DOVE SI SPERIMENTA. Per partecipare alle sperimentazioni è necessario prendere contatto con le strutture e poi portare con sé la richiesta di un fisiatra. Il Rewalk è presente presso cinque centri in Italia: guarda l’elenco.
Franco Molteni, primario del centro di riabilitazione Villa Beretta a Costa Masnaga (Lecco) dell’ospedale Valduce di Como

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