Il freddo può provocare una paralisi facciale?

Gli sbalzi termici possono scatenare un’infezione virale che porta alla paralisi di Bell, un fenomeno benigno che guarisce con cortisone e complessi vitaminici del gruppo B

La paralisi di Bell

Ti svegli una mattina e metà della faccia che vedi riflessa nello specchio del bagno è deformata, l’occhio resta aperto anche se provi a chiuderlo e dalla stessa parte la bocca non risponde ai comandi del cervello. Nessun dolore, ma metà volto è paralizzato. Lo choc è fortissimo, il pensiero vola al peggio: ictus è la parola che rimbalza nella testa. Ma spesso invece si tratta della paralisi di Bell, una forma di emiparesi facciale che nella maggior parte dei casi si risolve senza lasciare danni permanenti.

Cos’è

«Quella di Bell è una paralisi del settimo paio di nervi cranici», spiega Marco Locatelli, dirigente medico e neurochirurgo del Policlinico di Milano. «I nervi cranici sono i più alti del nostro corpo, non partono dal midollo, ma nascono direttamente nella parte più profonda del cervello, il tronco encefalico. Qui, un insieme di cellule, dette nuclei, dà origine alle 12 paia di nervi che controllano tutte le funzioni degli organi della testa: olfatto, movimento degli occhi, movimenti della faccia… Il settimo paio parte dal cervello, corre lungo la faccia passando vicino all’orecchio e poi arriva alla mandibola, controllando sia
l’apertura dell’occhio, sia il movimento della bocca, un nervo per lato. La paralisi di uno di questi due nervi può avvenire abbastanza rapidamente e senza dolore, ma appena si vedono i sintomi è bene andare in ospedale, perché è fondamentale escludere subito problemi neurologici più gravi, come paresi dovute a ischemie, traumi o forme tumorali».

Fattori di rischio

I nervi del settimo paio, infatti, possono rimanere paralizzati per diversi motivi: un trauma della scatola cranica, dovuto per esempio a un incidente, può danneggiare i nervi; oppure interventi chirurgici in zone vicino al nervo possono andare a intaccare la sua
integrità; o, ancora, ci sono forme tumorali che possono comprimere il nervo e alterarne la funzionalità. «Il freddo, poi, è un fattore di rischio perché può provocare la paralisi a frigore», precisa il neurochirurgo. «Non si rimane paralizzati per il freddo in sé, ma una forte escursione termica può scatenare un’infezione virale che porta alla paralisi. Analogamente, l’infezione del nervo può essere conseguenza di un’influenza. Oppure alla
sorgente può esserci una reazione autoimmune del nostro corpo».

Diagnosi

Un neurologo esperto già a prima vista riconosce la deformazione caratteristica del volto dovuta alla paralisi di Bell, ma , ed (che va ripetuta a distanza di tempo perché in un primo momento potrebbe dare un falso negativo e anche per monitorare l’eventuale danno o il processo di guarigione) danno indicazioni precise per escludere dalla diagnosi altri problemi neurologici.

Terapia

«La terapia, a base di cortisone, cui in aggiunta si possono eventualmente somministrare complessi vitaminici del gruppo B, generalmente garantisce un recupero completo della mobilità del volto», spiega il neurochirurgo Marco Locatelli. I tempi di recupero sono molto variabili, a volte possono volerci settimane o addirittura mesi. «Se è necessario si può anche ricorrere a esercizi specifici di riabilitazione del nervo, per stimolare la mimica facciale e tenere in allenamento i muscoli, e a elettrostimolazioni per garantire il recupero», precisa lo specialista. «La paresi di Bell, comunque, è generalmente considerata benigna, con una risoluzione nella maggior parte dei casi ottimale. Solo raramente capita che resti una sfumata asimmetria del volto».

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