Gas radon: cos’è, dov’è e che effetti ha sulla salute?

Si tratta di un radioattivo naturale presente nel terreno con concentrazioni diverse a seconda dei territori. Per capire meglio quali sono i rischi a cui ci espone, abbiamo approfondito l'argomento con due esperti

L’esposizione deve essere costante
e ad alta intensità

Le nostre case sono minacciate dalle radiazioni di gas radon? Di questo radioattivo naturale si parla poco e, quando se ne parla, se ne parla spesso con toni allarmistici. Ma di cosa si tratta esattamente? «Il gas radon deriva dal decadimento dell’uranio e del radio ed è un gas radioattivo» spiega Vincenzo Giovine, vice presidente e coordinatore della Commissione Ambiente del Consiglio Nazionale dei Geologi (). «Essere a contatto e respirare questo gas per lunghi periodi in ambienti chiusi può comportare un rischio per la salute. Lo stesso non può dirsi per lavori in esterno o per un’esposizione limitata nel tempo».

Dove si trova il radon

Il gas radon si trova in natura, in piccole quantità nel suolo e nelle rocce, ed è incolore, insapore e inodore. Questo significa che camminando ovunque all’aria aperta respiriamo gas radon? No, perché «nell’ambiente è ininfluente – sottolinea Giovine – il problema si pone in locali chiusi e con poco ricircolo di aria. Ad esempio, nei seminterrati o nei piani terra a contatto con il terreno». Un’altra variabile è il tipo di edificio: più vecchio è, maggiore è la possibilità che queste radiazioni passino all’interno dei locali. «Il costruito in Italia è piuttosto datato e in alcuni stabili il gas radon può facilmente risalire all’interno dei fabbricati attraverso fessure» continua l’esperto. Potenzialmente, però, anche edifici nuovi possono essere esposti alle radiazioni di gas radon perché un’altra variabile importante riguarda la concentrazione della sostanza nel terreno. «L’intensità delle radiazioni dipende dalla concentrazione dei terreni. Le regioni con i valori più alti sono la Lombardia, il Lazio e la Campania».

La normativa europea
da rispettare

Il Consiglio Nazionale dei Geologi ha istituito un tavolo specifico sul problema del radon e ha prodotto un documento che si rifà a una normativa europea del 2013. La  prevede l’introduzione di livelli di riferimento di radon inferiori a 300 Bq/m3. Questi livelli sono più bassi di quelli indicati dalla legge italiana per gli ambienti di lavoro, che stabilisce un limite di 500 Bq/m3. Un valore decisamente superiore a quello proposto dall’Organizzazione mondiale della sanità, che raccomanda un livello medio di riferimento pari a 100 Bq/m3. Per quanto riguarda invece le abitazioni, in Italia fino ad oggi non esiste ancora una normativa specifica di riferimento. «L’Italia, in questo momento, è in infrazione – sottolinea Giovine – per cui occorre impegnarsi per recepire la normativa europea entro quest’anno».

Causa di tumore al polmone

L’Istituto Superiore di Sanità ha stimato che il 10% dei circa 31.000 casi di tumore ai polmoni che si registrano ogni anno in Italia è attribuibile al radon. Come agisce all’interno del nostro organismo? «Come altre fonti di radioattività può provocare danni al DNA nel nucleo delle cellule dando vita a mutazioni che in certi casi possono provocare il tumore polmonare – spigea Marco Confalonieri, direttore SC Pneumologia all’Ospedale Universitario di Cattinara, Trieste – Ovviamente la maggior parte dei danni è riparato dalla stessa cellula, ma ogni tanto questo non è possibile e si forma il tumore».

Il fumo aumenta il rischio

Ovviamente, il rischio aumenta proporzionalmente se sono presenti altri fattori di rischio. In primis, il fumo. «Le sigarette da sole danno un rischio di sviluppare cancro del polmone superiore del 30% rispetto alla popolazione non fumatrice. Quindi due fattori di rischio indipendenti si sommano tra loro aumentando il rischio complessivo di sviluppare la malattia. Teniamo conto tra i fattori di rischio anche la familiarità per tumori polmonari, indipendentemente dall’abitudine al fumo».

Prevenire si può

Cosa si può fare per diminuire l’esposizione alle radiazioni di radon? «Un metodo semplice, sebbene non definitivo, è garantire un ricircolo d’aria nei locali seminterrati – spiega Giovine – sistemi di mitigazione risolutivi possono essere metodi di impermeabilizzazione o di ventilazione e in fase di progettazione si può optare per un sistema può essere più efficiente dell’altro. Per il nuovo edificato, sarebbe opportuno prevedere, già in fase progettuale, dei sistemi per ridurre il rischio. Per quanto riguarda gli edifici già esistenti è opportuno utilizzare sistemi idonei per la riduzione delle concentrazioni».

Pianificazione e progettazione

Si può intervenire sugli edifici e adottare delle precauzioni nella vita quotidiana, ma si può agire a livello di terreno? «La distribuzione del gas è dovuta a fattori naturali, non modificabili – conclude l’esperto – Però è importante migliorare la conoscenza del territorio al fine di definirne concentrazioni e costruire mappe che possono essere utilizzate per identificare i settori più a rischio. In questo modo si possono indirizzare le scelte di carattere urbanistico e di tipo edilizio, perché non tutte le regioni sono mappate e non di tutte si conosce la concentrazione di radon nel terreno. Se si identificano i settori più a rischio, si hanno le basi su cui fare le scelte migliori a livello di pianificazione e progettazione».

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