Atrofia muscolare spinale: le prospettive di cura sono positive

Da gennaio 2018 è disponibile in Italia la prima terapia per la Sma, ma gli studi in corso sono numerosi e tra dieci anni le terapie potrebbero essere addirittura tre

Cos’è la SMA

L’atrofia muscolare spinale è una patologia neuromuscolare caratterizzata dalla progressiva morte dei motoneuroni. I motoneuroni sono le cellule nervose del midollo spinale che danno ai muscoli “l’ordine” di muoversi. La SMA è causata da un difetto genetico, che non permette di produrre livelli sufficienti della proteina SMN, necessaria per la sopravvivenza di questi motoneuroni. In occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Rare, che si celebra ogni anno l’ultimo giorno di febbraio, abbiamo approfondito l’argomento con Enrico Silvio Bertini, responsabile dell’Unità di Malattie Neuromuscolari presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Trasmissione e incidenza 

«È una malattia genetica trasmessa secondo la modalità autosomica recessiva» spiega l’esperto. «Ovvero i genitori sono entrambi portatori della mutazione genetica e la trasmettono al bambino. L’incidenza della SMA è di circa 1 a 8.000, ma la frequenza dei portatori sani è 1 a 40, qualche volta anche 1 a 35. Significa che su 100 persone ci possono essere due-tre portatori. Non sono pochi: dopo la fibrosi cistica, tra le malattie autosomiche recessive, è la più frequente che colpisce i bambini».

Le tre forme di SMA

Esistono tre forme di atrofia muscolare spinale. Più è precoce l’età di esordio, più è grave la progressione della malattia. «La I è la più grave ed esordisce nel primo anno di vita. I bambini non sono in grado di stare seduti, al massimo qualcuno riesce a controllare la testa se viene preso in braccio» spiega Bertini. «Nel tipo II i bambini riescono a stare seduti da soli, ma non camminano autonomamente. Nel tipo III la malattia esordisce dopo che i bambini hanno sviluppato la deambulazione. Essendo una malattia progressiva, la capacità di camminare può essere persa».

Bambini ipotonici

Ciò che caratterizza i bambini affetti da Sma è la loro sostanziale immobilità. «Sono bimbi ipotonici, che si muovono poco» sottolinea l’esperto. «E hanno uno strano modo di respirare. Lo fanno quasi solo con il diaframma, muovendo tanto il pancino. Questo perché i muscoli intercostali sono deboli e il muscolo diaframmatico è l’unico che compensa e permette di mantenere la funzione respiratoria».

Diagnosi

La diagnosi si basa sull’osservazione clinica, ma la conferma si ha attraverso un test genetico. La raccomandazione dell’esperto, infatti, è di fare l’esame genetico se nel primo anno di vita un bambino è ipotonico. «È in corso un trial clinico sulla diagnosi precoce presintomatica, che recluta bambini diagnosticati con SMA individuati sopratutto in fase prenatale» spiega Bertini. «Mentre esiste già lo screening neonatale, in alcuni stati degli USA e nell’isola di Taiwan, e da noi è in programma in via sperimentale in due regioni, Lazio e Toscana».

Terapie disponibili

Anche nel campo delle terapie iniziano ad arrivare buone notizie. I bambini affetti da SMA potranno contare su una molecola in grado di rallentare in maniera significativa l’evoluzione della malattia e di migliorarne alcuni sintomi. Ad affermarlo due importanti studi presentati a Lione al congresso dell’European Paediatric Neurology Society. Fino a poco tempo fa gli unici interventi possibili erano una corretta gestione dell’assistenza respiratoria e degli aspetti della vita quotidiana. «Dai primi di gennaio 2018 in Italia è disponibile la prima terapia: il nusinersen, che si somministra con una puntura lombare ogni quattro mesi circa, dopo un periodo di somministrazione delle prime quattro dosi di induzione somministrate nei primi due mesi, in grado di ripristinare il difetto genetico alla base della SMA, ossia la proteina SMN» spiega l’esperto.

Terapie in studio

Nel prossimo futuro potrebbero arrivare altre terapie. «Si stanno studiando due farmaci per via orale ed è in corso di sperimentazione anche la terapia genica. «La terapia genica, che ha già dato prova di efficacia in 15 bambini negli Stati Uniti, inserisce il gene funzionante attraverso un virus “addomesticato” che si inietta per via endovenosa nei bambini e arriva alle cellule. Il virus si integra nel nucleo delle cellule senza danneggiare il DNA preesistente e inizia a produrre la proteina funzionante e mancante al paziente affetto da SMA. Per quest’anno è fissato l’inizio del trial clinico per la terapia genica anche in Europa. Le altre terapie che si assumono per via orale, invece, sono in fase avanzata di sperimentazione».

La SMA tra dieci anni 

Da qui a dieci anni le prospettive si possono quindi definire positive. «Avremo almeno tre modalità terapeutiche diverse: la terapia per via orale, la terapia genica e quella già disponibile attualmente con puntura lombare. E se la diagnosi sarà sempre più precoce (addirittura prenatale e presintomatica) anche l’intervento potrà esserlo. Se si arriva tardi – conclude Bertini – si può fermare l’evoluzione della malattia, ma non si riesce a recuperare molto di quello che è stato perduto».

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Pubblicato il: 27 febbraio 2018 Aggiornato il: 28 febbraio 2018
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