Matilde D’Errico: «Donne con tumore, fate come me: raccontatevi»

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«Un tumore al seno, una lunga sofferenza. Ne sono uscita, non solo grazie alle cure: mi ha aiutato molto tenere un diario»

Quando mi hanno diagnosticato il cancro al seno ho pianto per tre giorni di fila. Ero terrorizzata, arrabbiata, smarrita. E impreparata. Perché avevo sempre pensato di avere tempo. Invece, di colpo, puf! Mi sono sentita condannata a morte. Poi, però, ho reagito. Grazie alla chemioterapia e all’operazione chirurgica mi sono curata, ho affrontato tutto e oggi sto bene.

Ho trovato un nodulo

Ma andiamo con calma. Era il gennaio 2016, mi trovavo a Pavia per lavoro. Dopo una giornata particolarmente intensa, non vedevo l’ora di una doccia e del letto. Ma, ahimè, quella notte non ho chiuso occhio. Dovete sapere che ho il seno cistico, ovvero sono come circa un terzo delle donne fra i 30 e i 50 anni. Fatto sta che non dimentico mai di dedicare qualche minuto all’autopalpazione della mammella. Ecco perché, quando ho percepito una formazione anomala al seno destro, molto diversa da quelle che già conoscevo, mi si è gelato il sangue.

Non ho perso tempo

La mattina seguente, ovviamente, ho prenotato le visite per mammografia ed ecografia, esami che eseguo puntualmente ogni anno e avrei fatto comunque a breve. E dopo pochi giorni mi sono ritrovata davanti alla senologa. È stato un incontro scioccante. La dottoressa del centro convenzionato dove ogni anno regolarmente mi sottoponevo ai controlli mi ha aggredita, dicendomi: «Perché non è ritornata prima a ripetere l’esame ma ha fatto passare un anno?». Ero incredula, mi stava colpevolizzando. Eppure avevo fatto regolarmente ecografia e mammografia in quella struttura ogni anno! Poi ho scoperto
che il tumore era visibile già dall’anno prima, ma avevano refertato male le immagini diagnostiche della mammografia.

Ho scoperto che i noduli erano due

Io, già in preda al panico, sono rimasta senza parole, le ho strappato di mano il referto e sono fuggita a gambe levate. Dopo quella visita, da dimenticare, mi sono rivolta al Policlinico Gemelli di Roma per ulteriori accertamenti. E lì ho scoperto che i noduli erano due, non uno come sembrava inizialmente. Il professor Riccardo Masetti, chirurgo senologo, mi ha detto, con grande calma e dolcezza, che il nodulo più piccolo, impercettibile al tatto, era molto più aggressivo dell’altro. Ha poi aggiunto che, se entrambi fossero stati affrontati immediatamente, ci sarebbero state ottime possibilità di guarigione. Quindi mi ha spiegato l’iter: innanzitutto erano necessari una serie di controlli, dall’agobiopsia alla Pet-Tac, per escludere metastasi e individuare lo stadio del tumore. Dopo un mese e mezzo di analisi, ho dovuto sottopormi a otto cicli di chemioterapia. E nel frattempo ho operato un cambiamento radicale alla mia vita, che sono certa abbia influito positivamente.

Ho cambiato stili di vita

Intanto, mi sono affidata a una nutrizionista per rafforzare il mio sistema immunitario con una corretta alimentazione, perché il tumore si nutre di zuccheri e di tutti gli alimenti che innalzano l’insulina. Inoltre, ho cominciato a praticare un’attività fisica mirata.
Non è stata una passeggiata. Anzi. Alternavo momenti di sconforto e di fragilità a momenti di serenità e di speranza. Sicuramente è anche grazie all’affetto dei miei cari e al lavoro, che ho ripreso quasi subito, se sono arrivata a fine cura. Ma ho avuto bisogno anche del supporto della psicoterapeuta.

L’intervento di mastectomia

Comunque, dopo che l’oncologa mi ha detto che la chemio aveva dato i suoi frutti, facendo addirittura sparire il nodulo più aggressivo, mi sono messa a gridare dalla gioia. A quel punto ho deciso di non correre ulteriori rischi e di sottopormi alla mastectomia bilaterale, ovvero all’asportazione di entrambi i seni. Il che non mi ha impedito, dopo 20 giorni, di tornare sul set. Da allora è passato un anno e mezzo. Adesso mi sottopongo ai controlli periodici: mi mettono un po’ d’ansia, ma sono necessari perché la prevenzione salva la vita. Da questo mese sono tornata in ospedale per dirigere un corso di scrittura
destinato alle pazienti in chemioterapia. Sono convinta che non chiudersi e condividere la propria esperienza con amici, parenti e colleghi fidati possa aiutare ad accettare la malattia, ad affrontarla e a curarsi. Così come credo sia utile tenere un diario. Io l’ho fatto e ho intenzione di trasformarlo in un libro.

Matilde D’Errico (testimonianza raccolta da Nicole Cavazzuti per OK Salute e Benessere)

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