Le sigarette elettroniche fanno bene o fanno male?

Senza la combustione si elimina la gran parte delle 83 sostanze cancerogene delle sigarette normali. Ma l'e-cig non sono il miglior metodo per smettere di fumare tabacco e non sono esenti da rischi

Non contengono tabacco

L’invasione delle sigarette elettroniche è stata talmente rapida che nel 2013, circa due anni dopo la loro comparsa sul mercato, l’enciclopedia Treccani ha inserito «svapare» tra i neologismi della lingua italiana. «Fumare una sigaretta elettronica, emettendo il caratteristico vapore simile al fumo», si legge nella definizione. Un vapore che può profumare di fragola, vaniglia, cacao, ma mai di tabacco: il grande assente nella formulazione di questi prodotti.

Dovevano essere un’alternativa
alle sigarette normali

La sigaretta elettronica è nata come un’alternativa per chi non aveva la forza di smettere di fumare e cercava un sostituto contenente nicotina che facesse meno male alla salute. Ma l’offerta del mercato, la posizione a tratti confusa della comunità scientifica e l’autogestione intrapresa da molti – se non tutti – i fumatori, hanno vanificato l’obiettivo di partenza. E tanti, dopo averla provata, sono tornati a fumare le tradizionali bionde.

Le sigarette elettroniche non ti fanno smettere di fumare

Ma che cos’è esattamente la sigaretta elettronica, che cosa contiene e, punto più importante, quale ruolo gioca nella partita della nostra salute contro le sigarette normali e, quindi, tutte le malattie correlate al fumo, a cominciare dal cancro e dalle patologie cardiovascolari?

Esistono vari livelli di potenza

L’offerta è ampia. I marchi sono tanti, così come le tipologie, le estetiche, le potenzialità. Capire quale sia l’e-cig più adatta alle proprie esigenze di fumatore è difficile. Nel ventaglio di opzioni, però, si possono tracciare delle linee generali. Praticamente tutte le sigarette elettroniche sono formate da un bocchino, che serve per compiere il gesto tipico del fumatore (che, tra l’altro, crea dipendenza e l’e-cig è l’unico prodotto con nicotina che permette di replicarlo: non si può fare, ad esempio, con gomme da masticare e cerotti), un serbatoio contenente il liquido, un atomizzatore e una batteria.

Batteria che può andare dai 3 ai 400 watt a seconda del modello: ci sono quelli più piccoli a forma allungata, simili alle sigarette tradizionali, oppure quelli più grandi, simili a scatolette. «La prima distinzione da fare è sulla potenza di erogazione dei liquidi data dalla batteria, che può essere bassa, media, alta», spiega Fabio Beatrice, responsabile del Centro antifumo dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino (puoi chiedergli un consulto qui). «Più è alta, maggiore è il liquido erogato e maggiore è la tossicità legata alle sostanze presenti nel liquido. Di solito, un fumatore si sente già soddisfatto con una e-cig di potenza media».

Non tutte contengono nicotina

C’è poi il liquido, che di base contiene glicole propilenico, glicerina vegetalearomi  alimentari ed, eventualmente, nicotina. Le prime due sostanze, utilizzate come additivi nell’industria alimentare e cosmetica, servono a trasportare l’aroma e a rendere corposo il vapore; gli aromi a dare un sapore alla sigaretta (sul mercato c’è di tutto: dalla crema pasticciera alla banana) e la nicotina a soddisfare la dipendenza del fumatore.

«In questo caso ci sono due tipologie di e-cig», continua l’esperto, «una in cui si può creare autonomamente il liquido, aggiungendo aromi, sostanze e nicotina a propria discrezione, e un’altra in cui si utilizzano ricariche monouso già formulate. Una capsula in genere è l’equivalente elettronico di 20 sigarette normali e il contenuto di nicotina può essere alto, medio, basso o nullo». Maggiore è la nicotina presente nel liquido, maggiore è il «colpo in gola» percepito dal fumatore quando aspira, ma per essere soddisfacente, avverte Beatrice, «la sua concentrazione dovrebbe essere calibrata in base alla quantità di sigarette normali fumate in precedenza».

Più della metà delle persone
le fuma insieme alle sigarette normali

Secondo gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss), in Italia ci sono 12,2 milioni di fumatori. Poco più di un milione, invece, fuma sigarette elettroniche. Tutti ex fumatori? Non proprio: la maggior parte (75,3%) sono consumatori duali, cioè fumano sia sigarette tradizionali sia l’e-cig, in particolare quella contenente nicotina.

E-cig: meno danni della sigaretta tradizionale ma non aiuta a smettere

Un’indagine Doxa rivela che il 13,8% di chi usa la sigaretta elettronica dichiara di aver ridotto solo leggermente il consumo di quelle tradizionali, il 34,9% non ha cambiato abitudine, per il 10,4% è stato il veicolo per iniziare a fumare e l’11,7% ha ripreso del tutto il consumo della sigarette normali.

Con l’aiuto di esperti
potrebbero aiutare a smettere

«Nei centri antifumo arrivano ogni anno circa 16mila fumatori (lo 0,1% del totale): con i percorsi integrati di sostegno psicologico e terapia farmacologica solo la metà riesce a
smettere», spiega Beatrice. La sigaretta elettronica potrebbe avere un ruolo in questo percorso? «Potrebbe, ma per ora le evidenze scientifiche dicono di no, forse anche perché l’approccio all’e-cig è avvenuto quasi sempre in autonomia, senza il supporto di un esperto che aiutasse il fumatore a capire, in base alla sua dipendenza, quale sigaretta elettronica e livello di nicotina fossero meglio per lui».

Le sigarette elettroniche non ti fanno smettere di fumare

In più, secondo dati provenienti dalla letteratura scientifica, il 65% di chi prova a smettere di fumare da solo non ci riesce. «C’è anche il problema dell’educazione all’uso: molti utilizzano la sigaretta elettronica come “ciuccio” e assumono la nicotina poco alla volta, senza essere mai davvero soddisfatti. Invece dovrebbero consumarla alla stregua di una vera sigaretta e in ogni caso il vero interesse della sigaretta elettronica è come strumento di riduzione del rischio».

Mantiene la gestualità
della sigaretta

Come dimostra uno studio condotto dallo stesso Beatrice nel 2015 in collaborazione con l’Iss, l’intervento del medico può convertire i fumatori resistenti alla cessazione all’uso esclusivo di sigaretta elettronica nel 53% dei casi per almeno otto mesi.

Come smettere di fumare? Ecco come fare

Tuttavia, il parere dell’esperto è che, se il fumatore è disposto a smettere, ci sono altri modi per portarlo a cessazione: «Ad esempio, con la vareniclina e il bupropione, sostanze che bloccano i recettori della nicotina abbassandone il desiderio, oppure con i sostituti della nicotina. L’e-cig potrebbe entrare in gioco quando il fumatore non riesce a rinunciare alla gestualità della sigaretta o rifiuta la proposta di cessazione. Anche se inala nicotina, non c’è la combustione, che è la principale responsabile della tossicità delle sigarette e la sua esposizione al rischio si abbassa».

Tossicità a confronto

Il gap che separa la sigaretta elettronica da quella tradizionale è stato quantificato da due approfonditi lavori del ministero della Salute britannico. Secondo gli studi condotti nel Regno Unito, la prima ha il 95% di tossicità in meno della seconda. Il merito, come detto, è l’assenza di combustione del tabacco. «Nella sigaretta elettronica manca la gran parte degli 83 prodotti cancerogeni, si azzera il monossido di carbonio e l’azione delle sostanze irritanti è inferiore a quella delle sigarette normali», sottolinea l’esperto.

Alternativa non sana…

Insomma, un’alternativa meno dannosa, ma di certo non sana. Sono numerosi, infatti, gli studi scientifici che hanno messo in rilievo i lati negativi della e-cig, anche se la maggior parte non specifica il modello di sigaretta elettronica studiato. Alcuni si sono focalizzati sulla tossicità di glicerina vegetale e glicole propilenico; altri sui vapori, che causerebbero difficoltà respiratorie, asma, allergie; altri ancora hanno messo in evidenza gli effetti negativi degli aromi sulla salute delle gengive. Sono anche state riscontrate maggiori infiammazioni alle vie aeree superiori tra chi fuma sigarette elettroniche in abbinamento a quelle tradizionali.

Sigarette elettroniche: gli aromi pericolosi per la salute dei polmoni

Tra gli studi più recenti, un lavoro che ha coinvolto oltre 96.000 persone, presentato al 68° meeting scientifico dell’American College of Cardiology. La sigaretta elettronica è risultata legata a maggior rischio di malattie cardiovascolari, depressione e ansia: più precisamente, chi le usa ha un rischio del 55% in più di infarto, del 30% in più di ictus e doppio di depressione e ansia.

Ma meno dannosa

«Sappiamo bene che l’e-cig non è salutare», avverte Beatrice, «ma il suo fine è quello di essere un’alternativa meno tossica e dannosa rispetto alla sigaretta tradizionale». Posizione sostenuta a suo tempo già dall’oncologo Umberto Veronesi, che nel 2014 disse: «Se riuscissimo a togliere il tabacco dalle sigarette, come accade in quelle elettroniche, il cancro al polmone scomparirebbe».

Veronesi: l’Oms non deve criminalizzare le sigarette elettroniche

Un’idea: inserirle nei percorsi
dei centri antifumo

Ma il percorso è ancora complicato, soprattutto in Italia, dove le sigarette normali costano meno che in altri Paesi, mentre gli strumenti a rischio ridotto, come le e-cig, hanno un prezzo più alto. Inoltre, pur essendo vendute anche in farmacia, le sigarette elettroniche non sono classificate come antifumo e non sono inserite nei percorsi dei centri antifumo.

Cosa che accade invece in Paesi come la Gran Bretagna, dove il servizio sanitario nazionale punta sempre di più sulla sigaretta elettronica per aiutare i fumatori ad allontanarsi dagli effetti dannosi del tabacco. «Un risultato di salute pubblica, vista la non ricevibilità della proposta di cessazione», conclude Beatrice, «sarebbe convertire alla sigaretta elettronica quei milioni di persone che nei centri antifumo non entrano, perché di smettere non hanno intenzione».

Giulia Masoero Regis

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Pubblicato il: 27 Dicembre 2018 Aggiornato il: 8 Marzo 2019
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