Maratona: quanto contano i geni?

Pubblicato il: 10 Aprile 2018 alle ore 23:28 Aggiornato il: 10 Aprile 2018
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Alcuni geni proteggono i muscoli durante la corsa e in futuro potranno essere usati per allenamenti personalizzati in base al Dna

Individuati sette geni chiave che proteggono i muscoli durante la maratona e aiutano a tagliare il traguardo in condizioni fisiche migliori. In futuro potranno essere utilizzati per tracciare il profilo genetico degli atleti e indirizzarli verso allenamenti personalizzati in base al Dna. Lo indica uno dell’Università Camilo José Cela di Madrid, pubblicato sulla rivista Plos One.

Una fatica per i muscoli

«Correre la maratona richiede approssimativamente 30.000 falcate, con le gambe che a ogni passo assorbono fino a tre volte il peso corporeo del corridore», spiegano i ricercatori spagnoli. A lungo andare, la continua contrazione dei muscoli delle gambe può portare a un progressivo deterioramento delle loro fibre, con due principali conseguenze: da un lato, si ha il cosiddetto “muro del 30° chilometro”, ovvero una evidente perdita di forza dovuta all’esaurimento delle scorte di energia; dall’altro lato, invece, le fibre muscolari danneggiate rilasciano proteine, che possono essere misurate con un semplice esame del sangue. «Una maggiore concentrazione di queste proteine nel plasma significa che c’è stato un danno muscolare e dunque più affaticamento – aggiungono gli esperti – ma potrebbe essere collegato anche a problemi più importanti, come un danno renale acuto dovuto proprio all’accumulo delle proteine dei muscoli nei tubuli renali».

Nel Dna dei maratoneti

Il punto è che il danneggiamento dei muscoli non è lo stesso per tutti i maratoneti. A parità di allenamento, ci sono alcuni che arrivano a fine gara con un livello minimo di deterioramento, mentre altri tagliano il traguardo con un forte dolore muscolare. Cosa fa la differenza in questi casi? A quanto pare, il Dna. I ricercatori lo hanno scoperto esaminando il genoma di 71 maratoneti esperti e, in particolare, focalizzando l’attenzione su sette geni chiave che studi precedenti avevano legato in qualche modo alla salute muscolare.

I risultati

Confrontando i profili genetici degli atleti con i livelli di proteine nel sangue e le performance post gara, è emerso che avere i geni giusti può davvero ridurre il danno muscolare dovuto alla corsa. «Nel prossimo futuro – commentano i ricercatori – i maratoneti potranno valutare il loro profilo genetico per sapere se sono pronti per la gara», ma questa comunque non potrà essere una scusa per evitare la competizione. Avere un profilo genetico sfavorevole significa soltanto che «bisogna fare un allenamento più mirato per preparare i muscoli alla sfida».

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