Violenza ostetrica: un milione di mamme italiane dichiarano di esserne vittime

Pubblicato il: 20 Settembre 2018 alle ore 09:34 Aggiornato il: 20 Settembre 2018
violenza ostetrica

Una mamma su cinque si è sentita insultata o maltrattata fisicamente durante il parto. Sono i risultati shock della prima ricerca nazionale sul tema

Negli ultimi 14 anni in Italia abbiamo “perso” l’occasione di far nascere circa 20.000 bambini ogni anno. E la causa, in questo caso, non è da ricondurre alle scelte di giovani coppie che preferiscono non avere figli per mancanza di politiche familiari o alla paura delle giovani donne che temono di perdere o non trovare lavoro, ma va ricercata nella cosiddetta “violenza ostetrica”.

Un milione di donne vittime

I risultati della prima ricerca nazionale condotta dalla Doxa e realizzata su iniziativa dell’Osservatorio sulla violenza ostetrica Italia (), sono scioccanti: per un milione di mamme italiane, circa il 21% del totale, il travaglio e il parto sono state un’esperienza traumatica. Tutte queste donne affermano di essere state vittime di una qualche forma – fisica o psicologica – di violenza ostetrica alla loro prima esperienza di maternità. E sarebbe proprio a causa di questa esperienza, estremamente negativa, che il 6% delle donne, negli ultimi 14 anni, ha deciso di non affrontare una seconda gravidanza, provocando di fatto la mancata nascita di circa 20.000 bambini ogni anno nel nostro Paese.

Il campione

La ricerca ha coinvolto un campione rappresentativo di circa cinque milioni di donne italiane, tra i 18 e i 54 anni d’età, con almeno un figlio di 0-14 anni, e ha analizzato i diversi aspetti e momenti vissuti dalle madri durante le fasi del travaglio e del parto. Dal rapporto con gli operatori sanitari alla tipologia di trattamenti praticati, dalla comunicazione usata dallo staff medico al consenso informato, dal ruolo della partoriente nelle decisioni sul parto al rispetto della dignità personale.

L’episiotomia

Dai risultati, è emerso che per 4 donne su 10 (41%) l’assistenza al parto è stata per alcuni aspetti lesiva della propria dignità e integrità psicofisica. In particolare, la principale esperienza negativa vissuta durante la fase del parto è la pratica dell’episiotomia, subita da oltre la metà delle mamme intervistate. Di cosa si tratta? Di un intervento chirurgico che consiste nel taglio della vagina e del perineo per allargare il canale del parto nella fase espulsiva: un tempo considerata un aiuto alla donna per agevolare l’espulsione del bambino, oggi l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) la definisce una pratica “dannosa, tranne in rari casi”.

Intervento senza autorizzazione

Ad aggravare la situazione è il dato che ci dice che 3 partorienti su 10 negli ultimi 14 anni (più di un milione e mezzo di donne), dichiarano di non aver dato il consenso informato per autorizzare di questo intervento. Alcune donne hanno vissuto l’episiotomia come una menomazione degli organi genitali, mentre altre hanno visto tradita la loro fiducia nel personale ospedaliero. A registrare il numero più alto di episiotomie sono le regioni del Sud Italia e le isole, con il 58%.

Troppi parti cesarei

Un altro tema caldo, e da sempre conosciuto in Italia, è quello del parto cesareo, di cui il nostro Paese detiene il record europeo. Secondo la ricerca, il 32% delle donne ricorrono a questo metodo, ma di loro solo una minima parte (3%) ne fa richiesta esplicita. Le motivazioni del perché si facciano tanti parti cesarei in Italia sono oggetto di dibattito da anni.

La denuncia delle donne

Le inappropriatezze denunciate attraverso la ricerca sono anche altre: il 27% delle madri lamenta una carenza di sostegno e di informazioni sull’avvio dell’allattamento, il 19% la mancanza di riservatezza in varie fasi e momenti della loro permanenza nell’ospedale, al 12% è stata negata la possibilità di avere vicino una persona di fiducia durante il travaglio, mentre al 13% non è stata concessa un’adeguata terapia per il dolore.

Giulia Masoero Regis

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