Neonati prematuri: quali sono i problemi più seri da affrontare?

In occasione della Giornata Mondiale del bambino prematuro del 17 novembre, ecco tutto ciò che mamme e papà devono sapere su questo fenomeno ancora poco conosciuto

Giornata Mondiale
del bambino prematuro

Leggeri come una piuma, fragili come un cristallo e delicati come un fiore: i bambini prematuri, cioè nati prima della 37esima settimana di gestazione, cominciano la loro vita in salita perché hanno un maggior rischio di incorrere in problematiche respiratorie, metaboliche e neurologiche rispetto a quelli partoriti a termine. Sebbene il fenomeno sia ancora poco conosciuto, il numero di bambini prematuri è sempre più significativo: stando ai dati diffusi dalla European Foundation for the Care of Newborn Infants, infatti, in Italia si parla di 40.000 nuovi nati pre-termine, pari al 7-8% del totale delle nascite che avvengono nel nostro Paese. Per accendere i riflettori su questa realtà, ogni anno il 17 novembre si celebra la Giornata Mondiale del bambino prematuro. Ma quali sono le difficoltà più serie che i genitori devono affrontare? A fare il punto della situazione è Filippo Porcelli, Direttore dell’Unità di Neonatologia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano, dove il 17, dalle 9 alle 13, si svolgono . 

Cosa si intende per neonato prematuro

«Viene considerato prematuro o pre-termine un bambino nato prima della 37esima settimana di gestazione: in questi casi organi e apparati non sono ancora completamente sviluppati e ciò può comportare numerosi problemi» spiega Porcelli. «È chiaro che l’incidenza delle complicanze va di pari passo col grado di prematurità. I nati sotto i 1000 grammi sono gli Extremely Low Birth Weight, tra i 1000 e 1500 grammi sono Very Low Birth Weight e tra i 1500 e i 2500 grammi sono Low Birth Weight. Ciascuna di queste categorie generalmente coincide con l’età gestazionale, quindi si parla rispettivamente di neonati estremamente prematuri (nati sotto le 28 settimane), molto prematuri (nati sotto le 32 settimane) e tardi prematuri (ossia i nati tra le 34 e le 36 settimane +6 giorni)».

Quando diventano “a termine”

I neonati pre-termine diventano a tutti gli effetti “a termine” al raggiungimento dell’anno di vita, eccezion fatta per i gravi prematuri.

Quali sono le maggiori difficoltà

«Le problematiche che più frequentemente si incontrano dopo la nascita sono soprattutto di tipo respiratorio, dovute a un ritardo nella maturazione polmonare che si completa solo dopo la 32esima settimana. Inoltre, i prematuri possono andare facilmente incontro a ipoglicemia per la scarsità di riserve» spiega il dottore. «Tra le problematiche “immediate” abbiamo anche il mantenimento della temperatura corporea: il neonato non ha adipe e può andare incontro a ipotermia. Inoltre 9 su 10 hanno inoltre problemi di alimentazione: l’intestino è prematuro e il piccolo non è abbastanza forte da alimentarsi al seno della mamma, quindi in attesa della montata lattea si nutre il piccolo con un sondino e con latti speciali. Nel medio termine permangono invece le difficoltà nell’alimentazione, vi è un aumentato rischio infettivo rispetto ai neonati a termine, anemizzazione, problemi visivi (come, ad esempio, la retinopatia pretermine), problemi di crescita e di sviluppo neuropsicomotorio».

Cosa fa l’ospedale

«Alla luce di tutto ciò è più che mai necessario fornire al piccolo cure e accertamenti supplementari sia durante la degenza sia nel follow-up» continua Porcelli. «Al San Giuseppe, ad esempio, tutti i neonati vengono inseriti in un circuito di ambulatoriale multidisciplinare fino a i due anni di vita. Nell’arco di questo periodo vengono pianificati controlli di routine, come ad esempio ecografie cerebrali e controlli neurologici in serie, esami del sangue, controlli oculistici, ecc. Tali visite diventano sempre più sporadiche mano a mano che il bambino cresce».

Quale sostegno ai genitori

«L’attenzione va anche ai genitori, costantemente sottoposti a stress psicologico ed emotivo in tutte le fasi assistenziali. In particolare, la mamma che partorisce un bimbo prematuro tende a colpevolizzarsi, il che si ripercuote negativamente sul bambino e quindi sul rapporto duale madre-neonato» precisa il medico. «Se le condizioni del piccolo lo consentono, si tendono a promuovere alcune pratiche volte a favorire l’instaurarsi dell’attaccamento madre-neonato, come il Kangaroo Mother Care, cioè il contatto pelle-a-pelle, e il rooming-in, che consiste nel tenere il neonato in camera con la mamma 24 ore su 24» conclude Porcelli.

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Pubblicato il: 16 Novembre 2018 Aggiornato il: 16 Novembre 2018
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