Che giochi devono fare i bambini? I consigli degli esperti, anno dopo anno

Pubblicato il: 23 Gennaio 2019 alle ore 18:04 Aggiornato il: 27 Gennaio 2019

Come spiegano i pediatri del Bambino Gesù nel nuovo numero del magazine digitale "A scuola di salute", ogni età richiede un gioco adeguato, da quello con i genitori quando sono appena nati, alla lettura e agli amici quando sono più grandi

Appena nato

Nei primi mesi il gioco del bambino passa attraverso il contatto con il corpo dei genitori. Questa forma di relazione favorisce la regolazione delle funzioni vitali, la riduzione dello stress, la comunicazione istintuale con mamma e papà, lo sviluppo cognitivo e le capacità motorie. Arrampicandosi, spingendosi e rotolandosi sul corpo del genitore, il piccolo apprenderà nuove capacità di movimento. Inoltre, uno studio ha dimostrato che i bimbi, soprattutto quelli nati prima del termine, hanno grandi benefici dal contatto pelle a pelle con la mamma. Addirittura per 20 anni.

Dopo i 4-6 mesi

Nel primo “semestre” di vita del bambino gli oggetti della vita quotidiana diventano i più interessanti. Il bimbo tocca, osserva, annusa, ascolta, assaggia. Attraverso la manipolazione e il contatto impara a conoscere se stesso e il mondo che lo circonda. È il periodo giusto per preparare il cosiddetto “cesto dei tesori”: un contenitore di stoffa o vimini da riempire con oggetti della quotidianità, con materiali, forme e colori diversi, che incuriosiranno il bambino e stimoleranno lo sviluppo dei sensi e delle sue capacità motorie.

Dai 2 anni

Spente le due candeline il gioco si trasforma e i bambini cominciano a “fare finta di” essere, andare, fare… Iniziano a esplorare il mondo della fantasia, si confrontano con un numero infinito di situazioni, avventure, sfide e, in questo modo, allargano il loro campo di azione. Tra i 12 e i 18 mesi i bambini iniziano ad imitare piccole azioni che vedono intorno a loro (cullare, dare da mangiare, dormire, bere). Dai 2 anni passano al cosiddetto gioco parallelo: spesso in presenza di altri bambini ma senza una reale collaborazione, cominciano a creare piccole storie.

Dai 3 anni

Dai 3 anni in poi le trame del gioco diventano sempre più lunghe e complesse. I bambini amano travestirsi e diventare i protagonisti delle loro storie, oppure iniziano ad utilizzare pupazzi o personaggi per metterle in scena. In questo periodo giocano a lungo da soli o con altri bambini, creando delle vere relazioni.

Il ruolo della lettura

La lettura riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo dei bambini in ogni epoca dell’infanzia. Il neonato è attratto dal ritmo della voce del genitore e la musicalità di una storia letta ad alta voce è capace di incantare anche i più piccoli. Accoccolarsi insieme e leggere rafforza molto il legame tra genitori e figli. Il suggerimento per i genitori è, dunque, di leggere molto insieme ai propri figli: li aiuta a sviluppare linguaggio e fantasia.

Come scegliere i giochi

I pediatri del Bambino Gesù spiegano che il gioco deve essere adatto all’età. Il bambino deve sentirsi capace e adeguato, altrimenti si sentirà frustrato: è superfluo ad esempio comprare una costruzione costosa e troppo complessa se il piccolo non ha ancora l’età giusta. È poi consigliabile proporre giochi non necessariamente differenziati in base al sesso (ad esempio soldatini, pistole, supereroi per i maschietti; trucco, gioielli e bambole per le bambine). Questa distinzione infatti oltre a trasmettere un’idea rigida di cosa è adatto a un maschio e cosa a una femmina, può anche condizionare o limitare la naturale inclinazione per un certo tipo di studi o per la futura professione.

Dosare tablet e videogiochi

Per quanto riguarda videogame e dispositivi digitali, alcune ricerche scientifiche evidenziano che l’uso può migliorare le capacità di attenzione ed elaborazione visiva, la memoria di lavoro spaziale e visiva. Contemporaneamente, gli studi confermano che un uso eccessivo di videogiochi o strumenti elettronici può indurre vere forme di dipendenza (puoi capire se tuoi figlio è dipendente attraverso questo test), con possibili comportamenti da “astinenza” se il bambino ne viene privato. Sebbene tali strumenti non debbano essere demonizzati, è consigliabile proporli con prudenza: non prima dei 6 anni di età, per non più di 30-60 minuti al giorno (come consiglia questo studio), e sempre sotto il controllo diretto dei genitori.

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