Dieta: ecco perché è così facile riprendere i chili persi

non riprendere i chili persi

Una ricerca norvegese spiega perché le diete possono fallire: tutta colpa dei segnali di fame che ci invia il cervello, nati per salvaguardare gli uomini in tempi di carestia

Seguire una dieta è sempre più facile all’inizio, quando siamo spinti dai buoni propositi e confortati dai risultati. Situazione diversa invece quando i chili persi con tanta fatica non devono essere riguadagnati. La fase più dura di qualsiasi dieta, infatti, è quella di “mantenimento”, quando il peso si stabilizza e ciò che è stato perso non deve essere ripreso.

Voglia di mangiare e mai sazi

Una condotta dalla Norwegian University of Sciences and Technology e pubblicata sull’American Journal of Physiology-Endocrinology and Metabolism spiega perché in questa seconda fase di dieta le persone sono più inclini al fallimento. In poche parole, le persone che perdono gran parte del loro peso, per un intero anno successivo alla dieta, hanno un forte desiderio di mangiare. E anche quando i loro ormoni inviano segnali di sazietà al cervello dopo un pasto, queste persone non si sentono ancora piene.

Reazioni dovute all’istinto

I ricercatori sono concordi nell’affermare che queste risposte dell’organismo si siano sviluppate per proteggere gli uomini durante i periodi di carestia. Nelle società occidentali di oggi, però, in cui i cibi sono sempre disponibili, questi adattamenti funzionano a scapito delle diete. Inoltre, nelle persone che si mettono a dieta perché sono obese, pare che queste risposte diventino più difficili da ignorare. Negli ultimi anni i ricercatori hanno accumulato prove del fatto che l’obesità renda il cervello più “sordo” ai segnali di sazietà dell’intestino e più sintonizzato con i segnali di fame. La nuova ricerca offre convalide a queste ipotesi.

Il campione studiato

Gli scienziati norvegesi hanno coinvolto 35 persone gravemente obese, ovvero con un indice di massa corporea maggiore di 42 (si considerano obese le persone con un BMI superiore a 30), e le hanno aiutate a perdere quasi un decimo del loro peso. Il gruppo è stato per tre settimane in un rifugio della Novergia e ha ricevuto dagli esperti consigli dietetici, esercizi fisici e psicoterapia.

I risultati

Quattro settimane dopo l’inizio del regime di perdita di peso e di esercizio fisico, le persone avevano perso in media il 3,5% del loro peso corporeo. I livelli di ormoni che aumentavano l’appetito erano cresciuti, probabilmente in risposta al fatto che i soggetti svolgevano circa tre ore e mezza di allenamento ogni giorno, ma in questo periodo i ricercatori non rilevavano un particolare aumento della fame.

Durante il mantenimento aumentava la fame

Le cose sono cambiate quando i membri del campione hanno raggiunto i loro obiettivi di perdita di peso ed è iniziato il periodo di mantenimento. Dopo un anno di dieta ed esercizio fisico, infatti, gli studiosi hanno notato che aumentava il desiderio di fame e precipitava la sensazione di sazietà dopo i pasti. Una situazione simile si ripresentava anche dopo un anno intero di mantenimento di peso e poi dopo due anni da quando il dimagrimento era iniziato.

 

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Pubblicato il: 6 febbraio 2018 Aggiornato il: 5 febbraio 2018
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