Alimentazione del gatto, 10 cose da sapere

alimentazione gatto

Come bilanciare la dieta casalinga di un micio? E quali alimenti utilizzare? Ecco qualche consiglio da seguire e qualche errore da evitare

Indole felina

Indipendenti, cacciatori e anche un po’ schizzinosi. Chiunque abbia un gatto in casa conosce benissimo l’indole felina, che si distingue da quella del cane non solo per uno stile di vita più autonomo, ma anche nel modo in cui si relaziona al cibo. Nonostante molti veterinari considerino simili i cani e i gatti, per quanto riguarda la nutrizione le differenze sono rilevanti. Dalla necessità di taurina alla passione per l’erba gatta, passando per la tendenza a sviluppare preferenze alimentari specifiche, ecco 10 cose da sapere – compreso qualche errore da evitarenell’alimentazione del gatto che, come spiega la veterinaria nutrizionista Barbara Tonini, «se si decide di non seguire una dieta commerciale, ha bisogno di una nutrizione adeguatamente bilanciata, perché il “fai da te” può essere molto rischioso!».

1) Carnivoro stretto

Il gatto è un carnivoro stretto. Cosa significa? Significa che i gatti si nutrono principalmente di carne, non sono in grado di produrre determinate sostanze dai vegetali e le devono assumere attraverso gli alimenti di origine animale. Queste sostanze sono gli amminoacidi essenziali, oltre all’acido arachidonico e alla vitamina A, e si trovano principalmente nelle fonti animali. «Rispetto ai cani – spiega Tonini – i gatti possiedono delle peculiarità sia dal punto di vista metabolico che digestivo: dalle proteine animali traggono la loro principale fonte di energia. È per questo motivo che nel loro habitat naturale consumano prede ad elevato contenuto proteico e soprattutto con una composizione amminoacidica ottimale». Diversa la situazione del cane: nato come carnivoro, si è adattato bene al tipo di alimentazione “umana” e non ha la necessità di nutrienti essenziali come il gatto.

2) La taurina è essenziale

Tra gli amminoacidi essenziali di cui ha bisogno un gatto c’è soprattutto la taurina. «Quando non viene assunta in modo sufficiente, può provocare gravi segni di deficienza come cecità (dovuta a una degenerazione retinica anche irreversibile), cardiomiopatia dilatativa o problemi alla fertilità, sempre che il gatto non sia sterilizzato» spiega l’esperta. La taurina non si trova normalmente in sufficienti quantità nella carne che mangiamo e viene denaturata dalla cottura quindi, non bisogna pensare che somministrando una bistecca di carne si soddisfino i fabbisogni nutritivi di un gatto domestico. «La maggiore concentrazione di questo amminoacido si trova nel topo, che per un gatto rappresenta l’alimento ideale, ma se volessimo valutare altri alimenti che ne contengono un’abbondante concentrazione (come il cuore, le vongole, il tonno) dobbiamo sempre considerare l’effetto della cottura, che ne riduce considerevolmente la quantità effettiva».

3) Indipendenza

Essendo animali molto indipendenti, i gatti nei loro giri quotidiani possono dare la caccia a qualche preda o rovistare nella spazzatura. E se mangiano qualcosa che gli fa male? «Solitamente il gatto caccia animali che soddisfano al cento per cento i suoi fabbisogni nutritivi: l’uccellino e il topo, per esempio, sono alimenti molto bilanciati. Difficilmente andranno a rovistare nel pattume, perché per istinto sono più legati al gioco e alla caccia» sottolinea Tonini. Essendo impensabile nutrire un gatto con topolini e uccellini in casa, se si vuole costruire una dieta casalinga diventa essenziale bilanciare l’apporto di proteine (facendo attenzione alla taurina), grassi, minerali e vitamine»

4) Preferenze alimentari fisse

Un’altra particolare caratteristica del gatto è che sviluppa delle preferenze alimentari fisse. «Sono animali con una scarsa flessibilità alimentare – spiega Barbara Tonini – se vengono abituati a seguire un certo tipo di alimentazione, difficilmente si riuscirà a fargli cambiare gusto o a introdurre una nuova dieta». Questo spiega il comportamento di molti gatti, che quando mangiano suddividono o scartano il cibo (soprattutto se a pezzi grossi) indirizzando il loro pasto solo verso gli alimenti che ritengono più utili per il loro organismo.

Il consiglio dell’esperta è comunque quello di abituare il gatto ad assumere sostanze diverse fin da piccolo, privilegiando le fonti proteiche, ma lasciando spazio anche ai carboidrati. Perché? «Un gatto sano – spiega Tonini – non ha bisogno di molte quantità carboidrati, ma è possibile che ne abbia bisogno nel futuro di fronte all’insorgenza di patologie che richiedano una limitazione delle proteine, come l’insufficienza renale cronica o disturbi epatici. Queste malattie si possono gestire aggiungendo alla dieta dell’animale dei carboidrati (che apportano energia limitando la quantità di proteine) e se il gatto in questione, anziano o malato, non è mai stato abituato ad assumerli, difficilmente si riuscirà ad aiutarlo». Variare l’alimentazione ed evitare lo sviluppo di preferenze alimentari fisse è quindi importante per la crescita e la salute di un micio.

5) Evitare il digiuno

I gatti non sopportano il digiuno. Se rimangono per più di 3-5 giorni senza mangiare «possono sviluppare la lipidosi epatica – spiega la veterinaria – una patologia molto grave che genera un accumulo di trigliceridi nel fegato felino causando una conseguente disfunzione epatica. Questa malattia risulta più frequente nei soggetti sovrappeso, perché molte persone sono convinte che i gatti obesi abbiano sufficienti “scorte” energetiche per stare a digiuno per giorni».

6) Bilanciare la dieta casalinga

Creare una dieta casalinga per un gatto è sicuramente più difficile che per un cane. Non solo i felini selezionano (e scartano) molto il cibo, ma è anche difficile trovare alimenti che si adattino completamente al loro fabbisogno nutritivo. «Dal punto di vista microbiologico è sempre meglio somministrare cibo scottato o bollito – spiega l’esperta – e come fonti proteiche vanno privilegiate la carne e il pesce, sfatando il mito del fegato crudo: questo alimento va somministrato solo in piccole quantità perché un suo eccesso genera ipervitaminosi A, che nei soggetti giovani può sfociare in gravi patologie scheletriche (come la spondilite deformante cervicale) e in patologie cutanee in quelli adulti. Per aggiungere acidi grassi polinsaturi utilizzare oli di semi (come mais, girasole, arachidi etc) o di pesce, perché ricco di Omega 3. Attenzione a non usare quello di oliva: contiene acidi grassi monoinsaturi, meno utili per un felino dal punto di vista nutrizionale.  La fibra, invece, si può aggiungere mischiando delle verdure alla carne, privilegiando carote, zucchine, zucca, piselli o fagiolini».

Come già anticipato, l’esperta consiglia di abituare i gatti ad assumere carboidrati: «i cibi migliori per introdurre carboidrati nella dieta di un micio sono cereali come riso e orzo, o tuberi come patate e tapioca. L’importante è che siano somministrati stracotti e in minime quantità, non più di 5-10 grammi al giorno».

7) Latte sì, ma non troppo

Quando si pensa al gatto, si pensa inevitabilmente anche al latte. È credenza abbastanza diffusa, infatti, che questo alimento possa essere somministrato ai mici, anche in grandi quantità, senza nessun rischio. In realtà, spiega Tonini, «il latte viene digerito ad opera di enzimi denominati lattasi, che in tutti i mammiferi si riducono drasticamente con il passaggio dall’alimento solido dopo lo svezzamento. L’incapacità di digerire il lattosio presente nel latte, e in concentrazione minore nei latticini, può provocare diarrea».

Tra i vari soggetti, però, esiste una variabilità di tolleranza: alcuni non tollerano minimamente il latte, mentre altri sono in grado di assumerne grandi quantità senza alcun problema di digestione. «Sicuramente – sottolinea la veterinaria – non deve essere somministrato il latte vaccino ai gattini orfani, perché il latte di gatta ha delle caratteristiche nutritive specifiche e contiene circa il 30% in meno di lattosio. Il latte vaccino potrebbe determinare l’insorgenza di forme diarroiche molto pericolose per la vita dei gattini appena nati».

8) Alimenti da evitare

Tra gli alimenti che circolano per la nostra casa e sulle nostre tavole, molti possono essere molto pericolosi se ingeriti da un gatto. «Gli avanzi dalla tavola, che quasi sempre provengono da alimenti conditi, possono provocare sintomi gastroenterici più o meno gravi (come vomito o diarrea) ed essere, se dati con frequenza, particolarmente dannosi dal punto di vista metabolico. Se si considera che il peso medio di un gatto è di circa 4 chili, a un micio bastano quantità esigue di scarti da tavola per stare male» spiega Tonini. Inoltre, dare a un felino cibi che non siano a base di proteine, ma a base di cereali o zuccheri semplici, è assolutamente negativo. «L’avanzo di pasta è da evitare: non è tossica, ma i gatti hanno un metabolismo essenzialmente proteico e hanno limitate capacità di digerire gli amidi, soprattutto se la pasta è al dente o condita per soddisfare i nostri gusti. Lo stesso discorso vale per la frutta o altri alimento dolci a causa della loro scarsa concentrazione di amilasi ed enzimi deputati alla digestione di carboidrati semplici».

Altri alimenti da evitare? Come per il cane, anche ai gatti è meglio non somministrare uva e uva ursina (possono generare insufficienza renale), aglio e cipolla (potrebbero portare allo sviluppo di anemia), pesce crudo assunto con frequenza (può provocare carenza di tiamina e sviluppare una sintomatologia neurologica), lievito (ingerirne tanto può portare a un’intossicazione simile a quella da alcool), semi di caffè (a causa delle sue sostanze eccitanti può provocare tachicardia, aumento della frequenza respiratoria o una sintomatologia neurologica), noccioli (possono diventare corpi estranei se ingeriti interi), noci di macadamia (potrebbero essere fonte di diarrea, vomito o sintomi depressivi come febbre), avocado (può provocare disturbi cardiocircolatori), cioccolato (è ricco di metilxantine, che generano sintomi eccitatori e neurologici) e dolci che possono contenere xilitolo (responsabile di insufficienza epatica e ipoglicemica perché interferisce con l’insulina).

9) Attenzione alle scatolette

Anche se all’apparenza possono sembrare molto simili (per consistenza e contenuto) alle confezioni di cibo per gatto, le scatolette di tonno e gli omogeneizzati per neonati non sono adatti per nutrire un micio. «Molte persone pensano che siano equivalenti: in realtà il cibo per gatto ha una concentrazione bilanciata e adeguata di amminoacidi, come la taurina, e di vitamine, mentre le scatolette di tonno o gli omogeneizzati a uso umano non contengono nutrienti essenziali per la specie felina» spiega l’esperta. Cosa può accadere se un gatto viene nutrito esclusivamente con scatolette di tonno o omogeneizzati? «Nel primo caso l’animale potrebbe sviluppare pansteatite (cioè l’infiammazione e la necrosi del tessuto adiposo sottocutaneo) a causa della carenza di vitamina E. Questa patologia si manifesta con anoressia, febbre e dolore addominale. Per quanto riguarda gli omogeneizzati, non bisogna dimenticare che alcuni contengono tracce di cipolla, che nel gatto provoca anemia!» spiega l’esperta.

 

10) Erba gatta

Tra le passioni dei gatti, un posto speciale ce l’ha sicuramente l’erba gatta. Il nome originale di questa pianta aromatica è nepeta cataria e appartiene alla famiglia delle mente (infatti è conosciuta anche come “catnip”, cioè menta dei gatti). «Per i mici è come una droga perché ha effetti eccitanti – spiega Tonini – e molti giochi ne contengono l’aroma o delle bustine in polvere per stimolare l’interesse del gatto». L’effetto eccitante sui gatti è causato dal nepetalattone, un composto chimico presente nella nepeta cataria simile ai feromoni felini e che induce nei gatti adulti sensazioni di piacere legate all’accoppiamento. «Per quanto riguarda la pianta di erba gatta, sarebbe meglio non lasciarla alla portata dei mici, come spesso accade nelle case. Ogni volta che il gatto la ingerisce, infatti, viene stimolato a vomitare e se questo accade con frequenza non va bene perché non ha un effetto “depurativo” come molti proprietari pensano, ma può generare eventuali problemi gastroenterici sottostanti» conclude la dottoressa Tonini.

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